Discriminazione o Proiezione?

mancata visuale
C’era un tempo nel quale avevo compreso delle cose di me stessa e volevo confrontarmi con coloro che condividevano un idea precisa similare alla mia.
Il gruppo mi etichettò immediatamente (alla prima uscita) come una bifobica. Alcune dinamiche di gruppo (anzi molte) nel sistema patriarcale diventano dinamiche a svilire, settorializzare, marginalizzando e etichettando per preservare l’integrità e il potere del gruppo stesso generalmente “governato” da uno o più personaggi che devono rimanere in tale ruolo, e le suddette dinamiche devono proteggere anche con mezzi eticamente discutibili, l’integrità del gruppo, così nascono le sette fomentate da aspettative di accoglienza, ma le sette sono anche civili non solo religiose….

Quando si riceve un giudizio tanto netto in sole due ore di conoscenza certo è che dopo risulta difficile uscirne, nel senso che un opinione tanto determinata e certa da essere raggiunta in sole due ore è forte e decisa, non sto a preoccuparmi (in questo frangente) se fosse giusta o errata, ne parlerò successivamente di questo, ma del fatto che ad un gruppo formato e riconosciuto bastino pochi minuti per determinare se una persona è bifobica, o altro.
Sul mio blog ho affrontato diverse volte il tema delle aspettative e delle proiezioni altrui, dicendo, e lo ribadisco anche in questo post, che spesso in amore e in generale nei rapporti umani, si proiettano stereotipi e cose indotte sugli altri quando questi altri sono completamente diversi da come li si vede.
Lasciai presto quel gruppo anche perché scoprii che molte delle persone che lo frequentavano giustificavano la violenza misogina adducendo ad una sedicente libertà espressiva continuando a perpetrare i ruoli tipici del sessismo.
In passato (quando avevo 20-21 anni) non comprendevo la bisessualità, partecipavo ed ero attiva nel movimento LGBT della mia città ma con chiunque mi confrontassi emergeva effettivamente una bifobia latente.
Poi ho cominciato a pormi delle domande e istintivamente non sentivo di avere nulla da recriminare o della quale accusare direttamente o indirettamente femmine e maschi bisessuali, e anzi ho iniziato a pensare che essendo noi parenti dei bonobo, probabilmente nasciamo tutti bisessuali e che dopo tendiamo ad un altro orientamento sessuale.
Poi in un secondo tempo ho escluso questa ipotesi pensando che nascono persone:
  • Lesbiche
  • Bisessuali
  • Gay
  • Etero
E che a tutte quante la cultura misogina e sessista le forma come coltura diffusa, e in tale cultura la proiezione sostituisce il sentire e si pone come ricercatrice di auto conferme (egoiche).
Questo gruppo ha continuato a pensarmi come bifobica e non ha mai fatto un passaggio che nella mia Via considero fondamentale per la comprensione tra le parti, quello di pensare che può esserci un altra prospettiva dalla quale osservare le persone, o una singola persona.
Questo vale quando gli atti commessi e le ipotesi determinate da tali fatti, non sono gravi, quando invece sono gravi si deve parlare di una cultura e di un modus operandi che ha piantato radici in tale cultura ma che di fatto determina delle verità quali il sessismo che porta a fenomeni come il femminicidio ad esempio. Ma per situazioni come la vicenda che mi è capitata, si possono osservare le cose da altre prospettive.
Io stessa in quel periodo mi sono chiesta se potevo essere bifobica, pur avendo appurato di non esserlo, mi condizionò quel gruppo allora, ora non avverrebbe, ma allora mi condizionò.

Proiettare assolutismi (incontrovertibili) sulle altre persone non solo crea distanza, il che sarebbe il meno e comunque ha poca rilevanza, ma fa male anche a chi agisce così, perché è una maniera patriarcale di agire. Il patriarcato ha regole assolute, che non si discutono, ha perpetrato tali regole attraverso la testimonianza scritta escludendo ciò che vi era prima o sfruttandone il senso per appropriarsene e magnificarsi snaturandolo, il patrismo vuole verità anche quando le situazioni gli danno torto, impiega la fascinazione e la forma per ghettizzare, selezionare, appiccicare etichette e usare differenti forme di violenza e di coercizione, comunque non si deve discutere e non ci si deve approcciare ad altre prospettive se non per confermare le sue idee, o per modificarle e integrare tali idee affinché non facciano crollare la struttura stessa sulla quale si regge.

Un altro modo di considerare tali vicende ma anche quelle più gravi, è quello di minimizzarle.
  • Raptus
  • Momento No
E tutte queste stupidaggini che tendono a de colpevolizzare spesso atti criminali. E i giornali sono pieni di questo specie quando si parla di donne, e qui si comprende che noi veniamo considerate appunto donne e tale parola ha un senso etimologico preciso, lo ricordo. Altre parole il patriarcato che le ha create le cambia nel significante a suo piacimento e per convenienza, ma donna no, ecco perché per me non vi può essere perdono. Primo perché il perdono stesso è un invenzione culturale (religiosa e laica) secondo perché esistono le scelte, un uomo può scegliere se essere un bastardo misogino o meno, e non mi si venga a dire che la cultura lo condiziona perché questo vale per il femminino condizionato da una cultura che non lo rispetta, ma per un uomo è il suo mare e infatti vi naviga a bracciate larghe e violente!
In questo gruppo c’era un maschio dominante, che diceva di non dettare regole (fatte solo a suo dire per mantenere un armonia) e che si contraddiceva perché comunque andavano seguiti dei tempi, bisognava domandare la parola, occorreva attendere il turno che lui decideva per far parlare le persone, insomma un modus operandi affabulatorio che stravolgeva la vera armonia e il vero equilibrio attraverso un sistema di regole piuttosto rigido.
Perché dico questo?
Spiego.
Io so per istinto che non devo parlare sopra alle altre persone, so per istinto che devo poter ascoltare per poi dialogare alla pari, so per istinto che devo cercare luoghi e attimi che non facciano sentire a disagio persone differenti da me ma che cerchino di fornire serenità a tutte e tutti se si sta in un gruppo, so per studi che le regole arrivano dopo le società Gilaniche definite anche anarchiche o comuniste primitive.
Le regole possono essere date con un apparenza affascinante (la carota) o con fermezza (il bastone) ma di base nascono come forme impositive che escludono un femminino che un tempo veniva riconosciuto come forma di equilibrio per la società.

Il proseguo della storia sulla bifobia

Il gruppo in questione mi aveva inquadrata in brevissimo tempo e in questo modo, per come si era andato profilando il loro giudizio, non potevano cambiare idea, sono le classiche situazioni nelle quali più si insiste nel cercare di far comprendere l’altra o l’altro, più questo risulta dannoso e deleterio, un investimento di energie inutile insomma, doveva emergere l’aspetto mortifero della Dea, e infatti dopo poco abbandonai quel gruppo.
Restava il fatto che dovevano farmela pagare in quanto donna che aveva una sua opinione, mi punirono effettivamente, non spiego come, non voglio parlare di me ma focalizzare l’attenzione su talune dinamiche che devono essere osservate in un quadro generale di riferimento, e il quadro generale è quello patriarcale e di un gruppo, ma potrebbe riguardare benissimo anche altri contesti (come quello di coppia) e la dinamica è questa:
  • Donna
  • Svalutazione
  • Imposizione di regole
  • Ribelle (in questo caso di specie ma non è sempre un elemento indispensabile visto che si parla di odio verso le donne in quanto donne ovvero di misoginia)
  • Dice No (Come sopra purtroppo)
  • Punizione (stupro, discriminazione, violenza psicologica, morte)
Ecco come si sviluppano i femminicidi ma non solo quelli.
In sostanza loro a livello viscerale mi avevano compreso, ma escludendo il femminino come tutti i patriarchi fanno da 5000 anni a questa parte, dovevano appunto punirmi con la scusa della mia sedicente bifobia, mentre loro si circondano ancora adesso di misogini, finte libertà che celano disprezzo per le idee altrui quando queste pongono loro dinanzi agli occhi delle verità, che introiettano il patriarcato come verità assoluta, che per questo sviluppano paranoie.
Per questo da quando sono sulla Via della Dea Oscura la fascinazione non ha più effetto su di me, ma so cosa può generare associata alle proiezioni e alle aspettative (anch’esse spesso indotte dalla cultura che viviamo) sugli altri e sulle altre, è appunto il meccanismo della carota, che raramente esclude il bastone successivo.
Oggi loro promuovono solo ed esclusivamente iniziative sulla bisessualità, progressivamente hanno escluso etero, gay e lesbiche, integrandoli solo quando si parla di bisessualità e quindi come spettatori parlanti, appunto come dicevo la paranoia delle proiezioni, sono un gruppo estremamente chiuso che si ammanta però di accoglienza, ecco le regole del patriarcato, ecco cosa generano le forme di affabulazione, le maschere, il non osservare da altre prospettive, il chiudersi alle opinioni altrui mettendo muri sin dall’inizio.
Io ora lo so, e la mia prima sensazione su questo gruppo fu negativa, avrei dovuto ascoltarla, sono infatti tantissime le Curandere che dicono di ascoltare l’istinto quando parla, ora posso dire e ribadire perché lo scrissi anche in passato, che il mio istinto non ha mai sbagliato, in quasi 40 anni non ha mai sbagliato, mentre la mente che aveva introiettato la cultura sessista quella si che mi ha fatto fare errori di grossa portata.
In conclusione oggi comprendo che quel gruppo nelle sue singole componenti, è stato discriminato dalla comunità LGBT, da una parte di essa, quella che appunto è bifobica, comprendo che molte persone bisessuali vengono discriminate, ma hanno adottato una difesa che genera paranoie, (nel caso che riporto, e solo a quello mi riferisco) e quindi hanno introiettato una reazione che rientra nel novero del sistema che li ha discriminati, io ci sono capitata in mezzo, poco male, anche quell’esperienza mi ha fornito delle chiavi di lettura importanti ed è stata per me formativa.

 

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