Quando il sentiero parla una voce netta e chiara

sentiero

 

Tremate, tremate, le streghe son tornate!

La prima volta che sentii questo slogan ero ad una manifestazione femminista e avevo 14 anni.

Ero andata con un amica che lo confesso mi piaceva allora ma ancora non avevo accettato il mio lesbismo e quindi non dicevo nulla a lei, e a me stessa dicevo che non era normale quello che provavo, questo perché avevo una nonna fascista che ci chiamava “strane” e anzi era molto meglio strane che asociali (per il nazismo questo eravamo noi lesbiche).
Tornai a casa e chiesi a mia madre perché le streghe erano tornate.
Ingenuità di quattordicenne, mia madre sorrise e disse che era una frase di liberazione per dire che ogni donna viene considerata in senso negativo una strega, ma che streghe lo siamo tutte, e in quanto tali bellissime e nel giusto.
Sono orgogliosa di mia madre, come lo sono di una nonna (l’altra nonna non quella fascista) che si ribellò negli anni 50 alla violenza domestica (fu criticata per questo con frasi come: “hai provocato altrimenti non sarebbe uscito quel lato di lui” insomma il classico trasferimento di colpe verso il femminino, e si mia nonna era una strega, perché si ribellava, mia madre è una strega, io stessa lo sono), e io sono anche il portato dei loro insegnamenti, ho scelto di seguirne molti e altri ho scelto di non seguirne, ma ho scelto e chiunque può scegliere con i suoi tempi e le sue modalità.
Riprendere l’aggettivo strega o donna e dire che l’accezione patriarcale dello stesso è netta significa prendere coscienza di questo e significa riappropriarsi di quella che nasce come una forma discriminatoria convertendola in battaglia. Come ripercorrere le tappe della propria vita significa crescere accettando gli errori fatti senza colpevolizzarsi per questi, mica si vorrà fare un regalo così grande alla cultura patristica? io non glielo voglio fare.

Il Sentiero della Strega e Sciamana

Ogni percorso è connesso al precedente e senza storia e memoria ci si può perdere facilmente.
La mente io la divido (e per questo devo ringraziare una donna che è sulla via femminile) in pensante e ragionante, ed eculubrante.
L’elucubrazione è quella di chi assume un modello e fa parlare quel modello (il patriarcato ad esempio) e quindi nasconde un Se, o per scelta o per induzione o per abuso subito, poi c’è la mente non separata dalle esperienze, dalla memoria, dal lignaggio, quella che sente l’istinto e che rende fluido il tutto e quella mente lì non ha religioni, non ha dogmi, non si impone, se ne frega del comando, ma aiuta nel processo dello Gnothi Sauton.
Sentiero è una parola che mi è sempre piaciuta molto, poi come sempre quando il mio istinto mi parla, vado a cercare poi non conferme (perché tanto lo so di trovarle) ma approfondimenti o meglio dovrei dire le parole e le storie, lo faccio per curiosità, mentre in passato cercavo conferme, ora mi fido della mia Dea Interiore e quindi non abbisogno più di tali conferme. Da Etimo:

Sentiero Etimo

Il cammino, e il sentiero verso la Dea, può essere percorso da sole o in compagnia, ma la compagnia va selezionata, spesso parlo di separatismo e certo tale cammino io stessa l’ho condiviso e lo condivido a tutt’oggi con altre donne, streghe e sciamane anch’esse, lo siamo tutte io penso quando ascoltiamo quel Se Interiore che poi si connette con una mente non inficiata dalla cultura patriarcale.
Sono il portato del mio passato, che mi ha formata, e sono il portato delle mie scelte.
Nulla avviene per caso e nulla è scaricabile per chi vede realmente senza forme fittizie poste davanti ai suoi occhi.
Vi è colpa solo in chi strumentalizza le cose per chiedere perdono, per cercare un capro espiatorio, per non prendersi le sue responsabilità e spesso costoro sono sostenuti nel fare ciò, diverso è per chi viene plagiata, in quel caso non c’è colpa, ma solo un abuso e quello si che è una colpa e il succo delle religioni patristiche, dove prima vi era la fluidità esperienziale, dopo è arrivata la colpa, la redenzione etc….
Tutte sciocchezze per la Dea che sa quando far piovere, e sa quando far smettere, conosce l’energia del fulmine, conosce i suoi cuccioli e sa quando questi attaccheranno, sa quando la donna diventa Amazzone e quanto amore tiene serbato nel suo cuore, conosce la comprensione ma non lo svilire se stessa, rifiuta quest’ultimo.
Conosce la cura del fiore e l’impeto del fuoco, è assieme genitrice e distruttrice, non ha colpe ne deve chiedere perdoni per quella che è, lei è il giudizio scevro da forme culturali indotte e non si vendica.
Sono arrivata al punto di pensare che visti i miei trascorsi culturali, di formazione politica e culturale che sono stati netti e alcuni esempi li ho poco sopra evidenziati, era normale che approdassi alla Dea, allo Gnothi Sauton perché l’ho vissuta non solo come una responsabilità individuale ma anche come un modo per aiutare chi potevo effettivamente aiutare, senza la sindrome della salvatrice che ritengo esse stessa frutto di una cultura certamente non del Femminino.

 

 

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