Musica e i segnali

Quella che segue è la narrazione legata a due bambine e a due modi di approcciarsi al mondo sulla base di un interiorità completamente diversa.
Per praticità chiamerò le due bambine Giulia e Sara.

Giulia e Sara, due mondi a confronto

Giulia era una bambina che amava ascoltare Whitney Houston e pettinare le Barbie
Sara ascoltava (togliendo il cd di Whitney Houston) Tracy Chapman e per giocare si arrampicava sugli alberi, e si gettava da un gradone che era fuori nel giardino di casa, il salto la conduceva verso l’erba fresca.
A Giulia era proibito dalla madre di mangiare schifezze
Sara mangiava panini e schifezze il pomeriggio
Giulia sognava di sposarsi e fare un figlio
Sara sognava di fare l’astronauta e la sera osservava spesso le stelle

30 anni

Il CD di Tracy Chapman era quello del 1987, e allora Sara aveva 7 anni mentre Giulia ne aveva 6.
Un pomeriggio da adulta Sara riprende quel CD e lo ascolta, legge le parole del terzo e del quarto brano e ritrova in esse concetti come il victim blaming (Across the Line) e un testo senza musica che parlava di una vicenda di violenza patriarcale domestica.
Pensa che era il 1987 quando la Chapman fece uscire quell’album e sa perfettamente da adulta che tali fenomeni nella prassi misogina della società sono sempre esistiti.
E lei?
Sara perché?
Sara è lesbica, Sara percepiva da piccola, da adulta dovette fare un lavoro per ritornare a “sentire” a farsi guidare dal suo Se scisso dalla cultura che permea la società che vive, a 7 anni aveva scelto la Chapman a fronte di una donna che subiva in casa violenze domestiche e che aveva delle dipendenze (la Houston) aveva scelto una donna come lei.
E aveva scelto per gusto e per istinto, sentiva una connessione.
Sara già era a 7 anni, da adulta era giusto che capisse questo.

Il percorso di entrambe

Giulia e Sara erano amiche d’infanzia, crescendo si notarono altre differenze, la base però era quella che era, lo era perché le due bambine poi ragazze da una parte avevano rifiutato talune cose che vedevano e che recepivano dall’esterno (Sara) da un altra le avevano introiettate (Giulia).
Due mondi, uno dei quali completamente infelice, e l’altro fatto di alti e bassi, di fluire, di tempi attesi, di tempi sottratti, di delusioni e gioie vere scaturite non da modelli ma da sentimenti non logorati da culture errate.
In maniera archetipale Sara era un Amazzone, Giulia era una Madonna fusa con Venere patriarcale, Giulia non ha mai trovato una sua identità, invece Sara scontava costantemente la sua, perché non rientrava nei modelli che le venivano proposti, ogni tanto si mise in dubbio nel corso della sua vita, pensò che magari con modi meno aggressivi avrebbe potuto essere accettata.
La gentilezza e i modi passivi la portarono solo ad essere circondata di persone che volevano sottrarle la possibilità di auto determinarsi, allora Sara mise il punto e ripensò alla sua amica di infanzia che sapeva star male ma che aveva scelto di non vederla più, lo aveva fatto anni prima quando Sara le mise davanti agli occhi una verità su di lei, lo fece per difendersi da accuse infondate e basate sulla cultura che Giulia aveva introiettato.
Il risultato fu che Giulia non accettò mai la verità, come poi fa la stragrande maggioranza delle persone e questo Sara lo aveva appreso a sue spese, ma le andava bene perché lei invece voleva sempre guardarla in faccia la verità, ecco appunto l’Amazzone che affronta e non mette un velo, Giulia odiava Sara, mentre quest’ultima era triste per lei ma sapeva che non poteva fare nulla perché l’ostinazione del non vedere rende cieche più della cecità come malattia.
Si odia chi mostra la verità, perché proiettare e sperare, illudersi fa sembrare le cose meno dolorose, e la bugia diviene prassi.
Questo Sara lo aveva imparato e quindi non si aspettava più niente dalle persone e aprirsi a ciò aveva significato per lei stare bene dopo anni.
Giulia era in un periodo di potenziale trasformazione della sua vita, ma Sara sapeva come sarebbe andata.

Il binomio: Sii serv@ per poi comandare – schiav@ e padron@

Sara va a lavoro e la sua direttrice dopo un episodio di incomprensione, le dice tale frase:
Devi essere serva per poter comandare.
Sara risponde che è un motto fascista ma che in generale nel capitalismo è la regola, e aggiunge che lei non vuole ne essere serva ne comandare, non è una figura ne l’altra, preferisce la cooperazione ma che lavorare assieme significa anche comprendersi realmente senza prediligere una cultura che plasma e logora nell’avanzare giudizi, quindi occorre conoscere se stess@ per evitare che una determinata cultura possa condizionare un giudizio. Sara sapeva che i binomi escludono le molteplicità e che sono ingabbianti, lo aveva sempre saputo, sin da quando era piccola.
La direttrice la prese per un braccio e le disse che aveva capito la sua manipolazione.
Sara non si stupì ma le staccò il braccio dal suo, poi le disse:
Lo so che quando non capite un punto di vista espresso con sincerità, dovete applicare una proiezione sulla persona che avete davanti, tale proiezione è un modello conosciuto, uno di quelli di riferimento dell’impalcatura che ostinatamente vi costruite per non vedere, perché non potete o sapete vedere altro da come vi siete formati introiettando delle cose, quindi non ce l’ho con te per questo, ma non devi mai mettermi le mani addosso, perché il rispetto per l’altro va messo sempre al primo posto.
Giulia nel frattempo stava con un uomo che la violentava psicologicamente da 5 anni, poi scoprì i suoi altarini e le altre due ragazze con cui stava l’uomo.
Lo caccia di casa e si concentra sul lavoro. Una frammentazione quella di Giulia, vide pezzi della realtà che la sua amica anni prima le aveva detto direttamente, ma la scacciò dai suoi pensieri, il diniego era più forte di tutto il resto. Al lavoro invece Giulia era la classica persona competitiva, che faceva la serva per poi avere un piccolo potere e quindi rientrava perfettamente nel ruolo a lei attribuito dalla cultura generale. Ma ciò non la rendeva ne serena, ne in armonia, come non la rendeva felice l’uomo con cui stette, ne quelli prima, ne lo avrebbe fatto quello successivo, ne il fatto di guadagnare 2000€ al mese, nulla perché non si conosceva, e chi non si conosce e accetta ciò che viene proposto dall’esterno senza ascoltare il proprio interno non condizionabile dalla cultura diffusa, si illude di trovare la gioia, l’armonia, la serenità, ma sarà sempre alla ricerca di qualcosa, qualcosa che non comprenderà, nascosta in un buio conosciuto per altre, pesto per molte e molti altr@ e che non si vuol conoscere, o non si riesce a conoscere vista l’induzione a non farlo che forma essendo appunto cultura.
SR

 

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