Lasciar Andare non è desistere ma… amarsi

Oggi mi sono ritrovata a pensare al termine Ciclicità, poi ho aperto il Tag corrispondente sul mio blog e sono usciti un tot di articoli dedicati a questo concetto.
Mi sono accorta che dovevo ampliare il ragionamento, essendo il mio un blog “fluido” e nel quale corsi e ricorsi, eventi, cambiamenti, adattamenti etc…. sono un preciso modo di procedere, mi sembrava opportuno allargare il discorso sulla Ciclicità.

Da più parti ho letto spesso un approccio contrapposto ad un altro, premetto che se non vi fosse contrapposizione entrambi gli approcci li riterrei validi, ma la contrapposizione (con il terzo approccio) come spesso avviene nella vita, esclude altre prospettive e eventuali azioni, esclude la grandezza dei fenomeni per focalizzarsi su un se che è parte della cultura dominante, per ruoli, cose da fare, prospettive da mettere in campo, addossarsi responsabilità, o meglio compiti, che non ci competono.

La Morte Necessaria

Qualche tempo fa scrissi il post: Proserpina la morte e la madre, in questo post parlo di passaggi e ciclicità, di lasciar morire quello che non occorre più.
I due approcci lineari che ho accennato poco sopra sono:
  1. Mi curo, cambio prospettiva
  2. Ritorno indietro sulle cose precedentemente chiuse
Questo approccio ne esclude un terzo, quello della morte necessaria che nel patriarcato ci invitano (indottrinandoci) a non perseguire e così rompendo il ciclo del Femminino fatto da: Nascita, Vita, Morte, Rinascita.
Non tutto è riparabile, se qualcosa si è rotto in passato spesso non dipende neanche da noi, ma a noi donne ci insegnano a “curare” anche quando questo è dannoso per noi stesse e quindi ad escludere ciò che segue:
Mi curo da una situazione, un episodio, un modus operandi, cambio (per me stessa non per l’esterno, ovvero l’incontro con la Dea Oscura e il Conosci te Stessa), sono mutevole e fluida e non torno sulle cose chiuse in precedenza, perché se queste non arricchiscono e pretendono da me un ruolo specifico significa che sono atte a cambiarmi contro la mia volontà, e si cambia solo per se non per l’esterno, l’esterno è obbligato ad accettare e basta, rispettando anche.
La morte quindi assume la forma di variabilità, di mutevolezza e di proseguo, ovvero quella della rinascita, ciò che non viene accettato nel sistema che viviamo.
La sostanza al di là della forma chiede al femminile di essere pronto alla morte di ciò che inquina, di ciò che per una ragione o per un altra, o anche per una serie di ragioni, deve morire per permettere ad altro di rinascere ma al centro c’è sempre il rispetto verso se stesse, un rispetto che dall’esterno non ci viene fornito, e che anzi pretende che noi mutiamo per l’esterno che va accettato così com’è, ma che chiede appunto a noi di adeguarci ad esso, io ho scelto la strada del non adeguarmi sapendo cosa comporta e aspettandomi svariate cose che sistematicamente avvengono, a seguire le elenco.
Ci ho messo quasi 40 anni a capire che prima vengo io e che se non sono accettata mi va più che bene, perché essere accettata da questo mondo significa che ci si chiede di adeguarci ad esso, e spesso ci viene imposto, perché io guardo all’interno e al costruire me stessa, chi:
  1. non mi accetta
  2. usa ciò che dico
  3. necessità di svilirmi
  4. mi odia perché non piego la testa
si auto infligge malattia, una malattia sciamanica che poi generalmente si trasforma in qualcosa di fisico presto o tardi, e odiando me odia un fantasma che si porta dentro, quello che potenzialmente potrebbe liberarl@ ma che ha scelto di annichilire perché la libertà di auto determinarsi fa paura, meglio seguire la cultura dominante, e chi non affronta se stess@ è persona che non ha un identità e che ha scelto di non averla, ovvero incompleta, perché spesso i demoni che si identificano fuori sono quelli che non si sono riparati dentro, sono gli stessi, e odiarsi crea malattia, l’ho visto accadere tante volte, mentre io non ho malattie, proprio perché interno ed esterno e lotta per auto determinare se stesse significa toccare il profondo ed è dal profondo che arrivano le malattie, questa è una lezione “storica” dello Sciamanesimo che spesso viene dimenticata ma è logico in un mondo nel quale si ragiona per compartimenti stagni.

Non tutto si può riparare

Le persone scelgono. Una cosa che spesso ho riscontrato è la seguente.
Alcune persone scelgono di trasformarsi, generalmente dicendo a loro stesse che vogliono affrontare un episodio, ma questa è solo una facciata, una scusa che mettono davanti ai loro occhi perché facile è dirlo, difficile è applicarlo, poi tornano sulle vicende chiuse in precedenza, perché rapportano tali vicende a come erano prima.
Nella stragrande maggioranza dei casi ho visto accadere la medesima cosa a tali persone e situazioni, si ripara una cosa rotta e poi se ne rompe un altra connessa alle medesime persone che volevano recuperare la totalità della situazione.
Spesso quello che si rompe sulla base di una ragione svela che vi sono altre cose che potenzialmente si possono rompere, diciamo che è un anticipazione, ma se si ragiona con la sindrome della croce rossa ovviamente non ci si accorge che quella che potrebbe apparire come una propria mancanza magari è solo il segnale che una cosa doveva morire, ecco cosa fa la cultura patriarcale, induce noi donne a pensare di poter riparare tutto, segmentando e vedendo le situazioni da un unica prospettiva quella della “cura” a prescindere, ecco cancellato l’aspetto della morte necessaria a favore di concetti indotti come:
  1. La gentilezza (non necessaria)
  2. Il riparare
  3. L’escludere che in taluni contesti la morte è la miglior cosa che possa esistere
  4. Il difendere la propria integrità accettando la chiusura e la fine
  5. Imparare ad amare anche le cose pregresse di noi sebbene ci abbiano portato ad un punto di rottura
  6. Se non ci provo a recuperare sbaglio io (senso di colpa patriarcale) questo generalmente è accompagnato dall’altra parte da persone che si aspettano una variazione ma che non sono disposte a fare loro il primo passo, ecco che ritorna il dominio di uno (o gruppo) sull’altr@ e chi ci cade non vede questo, e ovviamente non lo vuole vedere preferendo pensare che le cose possano trovare un equilibrio impossibile da raggiungere e anche sprecando energie che vengono vampirizzate da altr@ persone
  7. Il rifiutare con tutte le forze che una volta che una cosa si è rotta le persone non cambiano giudizio su di noi, restano su quello a meno che non siano manipolate, allora si subendo una dis percezione di se e una violenza sistematica cambiano opinione ma non essendo nemmeno più loro si può capire che non sono nemmeno loro a cambiarla tale opinione
    Su quest’ultimo punto mi soffermo un attimo. Le persone hanno bisogno di trovare il nemico esterno, e una volta trovato e attribuito ad esso tale ruolo difficilmente cambiano prospettiva perché significherebbe cercare di comprendere la molteplicità di una persona, è meglio sacrificarla che capire perché quella comprensione tangerebbe direttamente al proprio interno e se non si intende affrontare se stessi prima che osservare all’esterno (forma contro sostanza) il capro espiatorio deve avere quel ruolo, è una realtà di fatto difficile da accettare ma è tale, e poi il capro espiatorio è spesso quello o quella persona che dice ciò che sente, in un mondo che ha disimparato ad ascoltare l’istinto e a sentire il peggior nemico è proprio quello che sente e ascolta l’istinto e che non sbaglia nel giudizio perché questo non è inficiato dalla cultura che è quella del patriarcato fatta di controllo etc…. quello di cui parlo sempre.
La vita è fluire, e chi torna indietro per accettarsi dei suoi cambiamenti, non solo non si ama, ma cerca all’esterno risposte che la Dea Oscura fornisce con il sentire e con l’istinto, ovvero con i Sacri Misteri, ecco cosa significa essere delle guerriere e rimanere Presenti a Se Stesse, specie quando si pensa di essersi guarite e invece non è così.
In se il femminile della specie umana ha un potenziale incredibile se sceglie di non seguire la cultura misogina e dei ruoli forniti ad esso. Come molte altre femmine che mi hanno preceduta ricordo anche io che fare questo significa rendersi Strix, ovvero la Strega da mettere al rogo perché la libertà del Femminino è odiata, ma non farlo significa non sapere mai chi si è, cosa che personalmente ritengo una sottrazione di diritto all’auto determinazione.

 

 

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