Dis-percezione e Manipolazione

Percezione da Etimo:
percezione
La cosa appresa è la percezione, ma la cosa appresa può essere indotta tramite manipolazione, o una cultura e quindi tramite una forma specifica di violenza
Particella “Dis” da Etimo, ovvero privazione di, nel caso della percezione parlo di percezione del Se integro, quindi con Dis intendo: plagio di percezione del se e induzione
Dis

La violenza psicologica reiterata e l’auto convincimento, ovvero la Dis Percezione del Se

Quando si subiscono violenze psicologiche reiterate (che quasi sempre sono il preludio di quelle fisiche successive) tra cui rientrano:
Pensieri indotti
Idee indotte
Sensi di colpa opportunamente creati
Tanto per citarne alcuni, le persone perdono la propria identità e progressivamente vanno identificandosi con il soggetto o il gruppo di soggetti che ha agito tale violenza in maniera sistematica su di esse.
Le donne che subiscono violenza psicologica non solo vedono come nemiche altre donne che magari tentano di fargli comprendere la portata di tale abuso, pensando spesso che lo facciano per un secondo fine, essendo plagiate a tale livello si può comprendere benissimo che reagiscano così, ma rifiutano totalmente l’idea che la persona che pensano di amare o il gruppo di riferimento possa aver agito su di loro una violenza così subdola e vile (vile lo aggiungo io visto che chi utilizza certi mezzi tutto è tranne che forte altrimenti sceglierebbe il reale confronto alla manipolazione).
Purtroppo però quando poi la donna si rende conto e si stacca da tale soggetto o gruppo, dopo arrivano le forme di vendetta, è un po come per i femminicidi, solo che in questo caso si parla di reati quali calunnie pubbliche, induzione a recepire la persona abusata come aggressore invece che come aggredita, e questo palesa come alcuni personaggi dal forte ego, non accettino un rifiuto.
Del tema ho parlato anche in un post precedente dal titolo L’abuso e il Conoscere se Stesse
Purtroppo il Victim Blaming, dall’inglese, è prassi consolidata che si ferma alla facciata del problema e fa parte di una coltura che mette sullo stesso piano carnefice e persona abusata, non le chiamo vittime perché dall’abuso se ne può uscire, mentre spesso per quella che è stata la mia esperienza, se ci si sente vittime si sente anche di non poter superare una determinata situazione, spesso impiego i termini di Crisi Sciamanica, perché si parla di uno stato momentaneo nel quale si può stare male per poi però rinascere a nuova vita, e mi sembra consono parlare appunto di stato temporaneo.
Un altro interessante link è relativo al controllo mentale ed emozionale che avviene nelle sette che possono anche essere di piccole dimensioni. Io stessa sono stata un soggetto abusato di questo meccanismo e ho subito la colpevolizzazione della vittima (appunto Victim Blaming), per mia fortuna ho una cultura di base (che chiamo il Mio Lignaggio) che mi ha fatto comprendere dopo poco tempo che ero stata abusata e indottrinata, portata scientemente ad adottare dei comportamenti da una persona che tirava le fila di questo meccanismo perverso, ma so anche che la stragrande maggioranza delle persone generalmente si schiera a favore dei soggetti abusanti e non di quelli abusati, anche la giustizia in Italia (e non solo) tende a perdonare gli aggressori e ad addossare le responsabilità alle vittime, è ciò di cui parlo sempre nel mio blog,  nel tempo mi sono presa le responsabilità (sebbene quando si è plagiate a tali livelli vi è appunto una dispercezione di se), di ciò che ho detto con rabbia, una rabbia che non mi apparteneva, ma io non ho mai manipolato, anche se so che la manipolazione può anche far arrivare il soggetto abusato ad identificarsi con il soggetto abusante e a diventare appunto (per chi subisce tale abuso) uno strumento che poi viene ulteriormente impiegato, si entra dentro un circolo vizioso in tal senso e si perde la propria identità, e quell’identità che si stava costruendo, magari anche con estrema fatica, per me è stato facile capire questo perché ero già sullo Gnothi Sauton, e le religioni, le spiritualità patristiche ma in generale nella vita, non le ho mai prese come verità assolute, ma conosco persone che in anni non sono riuscite ad uscirne avendo bisogno (un bisogno indotto) di essere accolte, non rispettate nella condivisione, che è diverso, ma accolte, chi cerca accoglienza spesso ha subito abusi e questo crea un sotto strato che porta anche ad auto colpevolizzarsi.
Poco tempo fa leggevo che chi esce dalle sette generalmente tra i comportamenti che adotta in un momento successivo applica quello della “guerra ai metodi settari”. E’ vero, nel mio caso ritengo però tale guerra un modo per informare, ancora non mi sono armata di Labrys, preferisco convertire quello che mi è accaduto in proposizione positiva, e questo potevo farlo informando e portando la mia esperienza che verrà letta con gli occhi che le persone hanno, e secondo la cultura di appartenenza e secondo quanto questa ha formato, come dico sempre il patriarcato e il sistema stratificato socialmente, sono colture.
Ho anche compreso che il non avere aspettative mi ha in parte guarita infatti ora non aspettandomi nulla vedo chiaramente il trasferimento di responsabilità che vengono addossate alle persone abusate, perché comprendo che è frutto di una cultura che permea le società che viviamo. Chiarito il fatto che non ho aspettative mi sembrava giusto parlare di questo argomento perché coinvolge molte donne, tantissime persone e quindi essendo io femminista mi sembrava opportuno sollevare tale tematiche e rapportarla tra gli altri ambienti (tipo la violenza domestica ad esempio, dove spesso ci sono forme di abuso che causano dis-percezione di se e identificazione con il soggetto abusante) anche alle sette, e in generale al tema dell’indottrinamento e quindi dell’abuso. La letteratura psicologica e non solo su questo tema ha prodotto molto, ma le analisi sono state condotte anche dal punto di vista umano patristico.
Quindi quando qualcuno dice: “perché non si ribella” o “poteva scegliere di uscirne” non si rende conto della portata del plagio mentale, o della gravità dell’abuso che queste donne subiscono anche perché altrimenti sarebbero molte di più le donne a difendersi da tale abuso psicologico che va a loro deperimento in maniera sistematica e per cultura, e la cultura è sempre quella patriarcale, dove il dominio è al centro e per ottenerlo ogni mezzo diventa lecito, e tra i mezzi la manipolazione e la dissociazione del Se da costruire è uno di quelli che agisce in profondità, relegando le persone a orpelli nelle mani di soggetti criminali perché chi assoggetta qualcun’altro non solo ha dei problemi con se stesso, ma per come la penso io commette un abuso criminale.
Io ho fatto un lavoro per rendermene conto, un lavoro che si fondava sulla base, sul mio Lignaggio come lo chiamo, e quindi sulla cultura che le donne della mia famiglia mi hanno fornito, e in generale tante altre donne in vari luoghi e con diverse competenze, ma anche semplicemente con il confronto, mi hanno fornito.
Questo è stato un regalo prezioso che mia madre, mia nonna, e altre donne mi hanno fatto, è stata trasmissione matri lineare sotto molti aspetti. Per approfondire il tema della dispercezione di Se riporto un ulteriore link, dove se ne parla.

Sciamanesimo Femminile e Essere presenti a Se Stesse

Un giorno un caro amico mi disse queste due frasi:
“Come fai a ritirarti sempre su? ho visto che hai subito di tutto e ti sei sempre fatta forza, dove la prendi la tua energia?”
e quest’altra:
“Se la via spirituale che segui ti aiuta a stare bene, allora qualcosa di buono ce l’ha e da te si recepisce”
Tempo fa scrissi questo post:
L’anti religiosità del Conoscere se Stesse
In passato cercavo accoglienza, ho cercato accettazione all’esterno e non la trovavo dentro di me, con me stessa, poi ho ritrovato lo Sciamanesimo del Femminino e la prima regola anche se non scritta è quella di Conoscere se Stesse, non per presunzione, ne per sentirsi superiori ma per creare la base per cui poi si attraversa il mondo senza recare danno a se stesse e alle altre persone, cercando invece di recepire per crescere, non vi è dogma ne manipolazione in questo, nel tempo le Crisi Sciamaniche su questo cammino che è il mio ci sono state, e ce ne saranno altre, sono umana e come ogni umano cado, cedo, arranco talvolta, mi riprendo e scopro, ma si è vero quello che il mio amico mi diceva sulla mia Via spirituale. Ho potuto esplorarla e continuo su di essa per me stessa, senza presunzioni e grazie al fatto che sono stata privilegiata perché ho avuto una linea matri focale dalla quale ho potuto attingere conoscenza, una conoscenza che è latente come dico spesso tra i miei post, in ogni donna, la chiamo la Dea Oscura, oscura perché è nel buio e in ciò che dall’esterno di se non si vuol vedere, e quindi è complesso trovarla e lo si deve volere, ma è appunto un modo di amarsi e questo è importante per ogni persona.
Essere presenti a se stesse significa comprendere e discernere, cosa che le persone abusate non riescono a fare, si illudono spesso di farla ma non è così, magari tentano e poi ricadono, è un percorso anche quello che necessita dei suoi tempi e che ogni persona deve rispettare riguardo a se stessa e alle altre persone.
Uno dei canali è quello fornito dagli esperti, per comprendere e essere presenti a se stesse, tale canale è spesso anticipato dall’istinto di cui molte Curandere e donne sulla Via della Madre affermano e sostengono (e in questo anche io sono d’accordo) fornisca segnali che generalmente (e lo dice anche la Estes che citavo ieri, nel post) vengono disconosciuti dalla persona che predilige l’elucubrazione (non il raziocinio tout court ma appunto la mente eculubrante che parla la lingua della cultura indotta, si ritorna allo Gnothi Sauton) e addirittura ha paura dell’istinto e decide di non seguirlo, nella mia esperienza devo dire che questo Se Selvaggio ha avuto sempre ragione, mi ha sempre avvertita, ma essendo molte donne e anche io lo ero in passato, abituate a diffidarne per far prevalere l’elucubrazione della cultura indotta, (altro strumento in mano al patriarcato anche questo, e sempre strumento di controllo) appunto non lo accettano e invece quell’Io Interiore ha tutte le ragioni spesso e volentieri e avverte del pericolo, come avverte della bellezza e di molte altre cose.
Chiudo augurando a tutte le donne abusate di ritrovare la loro Dea Oscura, la protagonista del mio libro che come detto è un Viaggio esso stesso, che tale Dea si chiami amarsi e guardarsi dentro, o farsi aiutare, è irrilevante, ognuna la interpreta come meglio crede basta non dimenticare che non vi sono mai colpe in chi subisce un abuso, essere presenti a se stesse significa anche questo.

 

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