Colei che Vede al Buio e la Dea Oscura

I termini Sciamana e Sciamano indicano letteralmente: “Coloro che vedono al buio”.
Questo nei tempi è stato tradotto in mille maniere e molte di queste hanno lasciato traccia di quello che vi era prima di culture successive alla prima filosofia spirituale.

L’inizio del Libro – Un percorso

Una volta un amico mi disse che per lui era sbagliato che scegliessi di auto definirmi Sciamana, perché avevo ancora molti passaggi da fare, in parte non aveva torto, avevo effettivamente da far morire ancora molte cose del mio passato che mi trascinavo come zavorre.

Ma se si parla di Colei che vede nel Buio, allora avevo scelto bene il nome – Alias adatto a cominciare l’esperienza del blog e del libro che avrebbe accompagnato e arricchito la mia vita e anche quella di altre persone.
Polipo
Quando iniziai il libro che mi sta svelando esso stesso delle cose che evidentemente avevo nel mio subcosciente o che non avevo saputo osservare, o che semplicemente ora sto guardando sotto diverse prospettive e angolazioni rispetto al passato, pensai che era dignitoso dedicare il mio primo E Book alla Dea Oscura. Kalì era nera, le Madonne erano nere, molte divinità femminili del passato con quel colore dicevano qualcosa, nulla a che vedere con satana e il male, il male è un criterio umano, la natura e la Dea agiscono su altri piani e non esiste cattiveria ne bontà, come dico sempre vi sono altri valori che non possono essere strumentali ad una cultura, quale che sia. Esiste la condivisione, esiste l’empatia esiste il saper riconoscere quando qualcosa deve morire per generare poi altro.
Insomma le Dee Nere erano la Dea Oscura, e il vedere al buio ha a che fare con lo Gnothi Sauton, con l’aver la volontà di tirare fuori un potere nascosto e spesso occluso, che è stato sostituito con il recepimento di morali e etiche che non riguardano un se da riconoscere ma che al contrario quel Se vogliono reprimerlo in maniera definitiva.

Sciamana: Vedere al Buio e il Viaggio

Prima di proseguire devo specificare perché il Polipo. Il Polipo era un animale sacro al matriarcato, veniva raffigurato in maniera eccellente nella Grecia pre patriarcale sulle ceramiche che erano l’artigianato alla Dea, alla Dea Interiore, un omaggio al Femminino sacro. Tale motivo decorativo non è stato trovato solo sulle ceramiche cretesi ma anche in altri luoghi del mondo. Le sinapsi quando vanno morendo ad una certa età, non muoiono definitivamente, si affinano anzi diventando un condensato che somiglia ad un Polipo. Più si cresce più anche il cervello acquisisce consapevolezze ed ecco spiegato perché l’anziana del villaggio era considerata sacra in epoca matri lineare, ormai era al massimo del suo potere di Sciamana.
Il polipo si dirama, agisce in tutte le direzioni, logicamente per una teoria del tutto questo animale era fortemente simbolico del femminino. Fu in assoluto il soggetto del mio primo dipinto realizzato, e al tempo (avevo 19 anni) non sapevo che era un Animale Sacro allo Sciamanesimo Femminile, ma ecco che a seguire mi si rivelò come segnale, il polipo che realizzai io era rosso.
Fornita questa spiegazione voglio parlare del Viaggio Sciamanico, ovvero del viaggio verso la Dea Oscura che è colei che vede al buio, e può riuscirci solo tramite il suo istinto. In tante prima di me hanno parlato di Se Selvaggio, della Loba, dell’anziana, di colei che ha pieno potere, della curandera, del recupero dell’istinto e ad un certo punto se prima di intraprendere in maniera certa, essendo convinta il mio personale Viaggio verso la Dea Oscura andando a recuperare un sapere che alle donne poi progressivamente si svela, in molte forme e in maniera fluida, ho capito che tutte le sorelle che mi avevano preceduta erano giunte a molte delle risposte che stavo ricevendo anche io, quindi il termine Sciamana era mio, lo sentivo aderire perfettamente alla mia pelle e alla mia anima.
E il libro (di cui potete leggere gli step qui)  mi stava ( e mi sta ancora) aiutando, nello scriverlo arrivavano all’improvviso delle cose, poi effettuavo ed effettuo ricerche e mi accorgo che sono pezzetti di un puzzle, che stanno fornendo il quadro d’insieme di un antico modo di approcciarsi all’esistente che abbelliva, arricchiva emotivamente, era Cura, non intesa come svilimento ma come recepimento e trasmissione di Energie, appunto la prima Via, quella del Femminino Sacro.
Si tratta di aprire un preciso canale energetico, molte persone lo identificano sotto lo sterno, è quello dell’intuito, del sentire animale e di accettarlo come paritario alla mente pensante e non inficiata da una “coltura” che non libera e anzi mette anche molte catene invisibili.
Il Viaggio Sciamanico per eccellenza, l’ho scritto anche in passato, è quello verso l’interno, è nel buio che svela, tale approccio è stato dalle religioni e filosofie patristiche anche ripreso un esempio di cui ho parlato di recente in tal senso è la Via caote, ma è una delle tante che estrapola ma non arriva dove vorrebbe, perché inficiata anch’essa da colture che mettono al centro l’elevazione e l’ego ad esempio, oppure l’idea di estraniarsi da altre e altri, invece la Curandera sa che è parte del tutto anche se tale tutto è distante da Lei, Lei vede oltre questo e sa che rappresenta una parte, resta ancorata alla Mater, e tale ancoraggio è il modo di vivere all’interno anche in contesti che possono eventualmente condannarla, o che possono non comprenderla, ma questo diventa poco rilevante quando si è Presenti a se Stesse.
L’interno riflette l’esterno, anche questo va tenuto presente. E andare verso l’interiorità è prassi della Dea Oscura, di quella che chiede a se stessa di affrontare e di discernere, che Sa perché Lei è la prima, è partenogenica e sa rigenerarsi specie quando le esperienza vissute sono negative, quel tipo di esperienza ha il potenziale di far rinascere a nuova vita, bisogna saperlo cogliere tale potenziale e non avere paura di ciò che il cammino mostra. Così si recupera l’istinto e quell’istinto come scrivo sempre, Sa. Sa riconoscere le maschere, non deve avere conferme materiali immediate, le conferme poi arrivano sempre, e quell’istinto amplia anche il lato emotivo, però non fa piombare la persona in stati di malessere, in coinvolgimenti eccessivi, in sostanza è una bilancia efficacissima.
Inoltre quell’istinto è curativo, andando a testimoniare anche la vicinanza tra noi e gli altri esseri con cui condividiamo spazio, tempo e vita sulla nostra Madre Terra.
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