Acqua che manchi

lago secco

Siccità, inquinamento e sovrappopolazione

La terra è una, è molteplice nelle sue trasformazioni di nascita, vita, morte e rinascita ma resta comunque una.
Conservare, una parola oggi sconosciuta, ma che caratterizzava le pratiche di vita matrilineari e sul neolitico si sa davvero poco, eppure le prime forme di stanziamento con l’agricoltura che veniva affiancata alla raccolta e alla caccia e pesca mantenevano tutte l’equilibrio della Madre, un equilibrio che oggi è inesistente nelle culture a dominio patriarcale e che ci ha portate-i tutte e tutti in Italia alla siccità che diviene emergenza ma che fino a ieri era impensata, non impensabile, i climatologi definiti ambientalisti in senso dispregiativo dai cultori del dominio, della sottomissione di Mater Genetrix così li pensavano, avevano avvertito, stanno avvertendo ormai da molti anni, e le donne-Dee sapevano, sapevano da tanto che questa manifestazione della Madre sarebbe arrivata.
Si è passati da una situazione di equilibrio che chiamano inciviltà e pre historia, ovvero prima della storia (dei patriarchi…. che sfrontatezza!) dove ogni cosa doveva essere tenuta in costante cura, dove non vi erano contrapposizioni nette, dove il fluire era al posto delle divisioni, dei compartimenti stagni, dove la natura era una madre e chi offendeva sua madre non meritava nulla, da ciò si è passati alla distruzione, all’idea di suddividere per classi, di pensare che qualcuno fosse più importante dell’azione svolta dalle api o dai lupi, o da qualunque altro animale e vegetale presente sulla madre, e parte di essa, ecco il risultato, (in Italia di un tipo in altri luogho di altro tipo, pensiamo allo scioglimento dei ghiacciai) con persistente sovrappopolazione, senza controllo, un controllo che sarò impopolare ma che penso dovesse essere necessario per non pesare su un sistema che doveva mantenere un equilibrio e una molteplicità di vite non solo umane, e che oggi è completamente stravolto.
In epoca matri lineare, conservare significava non pesare troppo come esseri che erano parte della terra e per estensione dell’universo, su di esso. Tempo fa lessi un intervento di un uomo che scriveva cose molto precise sul patriarcato, cose che la siccità e fenomeni di alterazione della Mater oggi confermano. Lui diceva parafrasando:
“il patriarcato è disposto a distruggere tutto pur di preservare dominio e potere”
Ebbene non aveva torto, la storia lo dice e fenomeni come la siccità non fanno che confermarlo, sono tasselli che si aggiungono ad una verità incontrovertibile, lo sfruttamento intensivo, l’idea del continua a procreare come se non ci fosse un domani, il bisogno di annichilire, il bisogno di sentirsi superiore, sono tutte tendenze che ci hanno portate e portati ad un oggi dove regna sovrana una cultura che nasce malata e che non poteva che dare frutti malati nei suoi 5000 anni di storia che paragonati a quelli del periodi matri lineari sono un granello di sabbia oltretutto, e ancora le definiscono culture pregresse, ignoranti e quant’altro, si dovrebbero sciacquare la bocca e ammettere che sono le loro le culture peggiori, fondate su concetti che stanno portando colei che genera e distrugge a doversi adattare (fregandosene di noi e non per vendetta ma solo per mantenere il suo equilibrio dentro lo squilibrio non creato da Lei) a ciò che l’uomo ha fatto.

Comunità Matrilineari

Cooperazione, tutti i siti ritrovati mostravano sedi comuni per la vita, si viveva in gruppi coesi, poi il sistema patriarcale ha dovuto separare e mettere gli e le un@ contro le-gli altr@, così da controllare meglio. Ogni volta che una donna si mette contro un altra donna, io vedo questo, vedo il risultato della vittoria del patriarcato, ed è stato questo a portarmi ad esplorare da diverse angolazioni le scelte o le induzioni sarebbe meglio dire, che le donne subiscono dal brodo culturale patristico, da lì ho smesso di condannarci, e certo non voglio darla vinta al sistema che oggi ci consegna una terra che si rigenera perché Lei non si fa dominare, ma comunque che dovrà espellere ciò che va espulso, e la responsabilità non è la sua, è sempre la nostra, dei nostri comportamenti, del nostro arrogarci il diritto di considerarci più grandi di chi ha generato, di chi ci fornisce acqua senza la quale si muore in pochi giorni, di chi ci nutre, di ciò che non abbiamo saputo conservare declinando tutto sull’altare della compulsività, del tempo non ciclico, dell’accumulo.
La mia rabbia è comprensibile, avevamo la possibilità di essere differenti, di esplorare noi stess@ e capire che tra noi e Mater Genetrix c’è una connessione che va al di là di culture distruttive e non rigeneranti indotte, ora è tardi, e non sono apocalittica, solo delusa, comunque non condanno chi ha subito la cultura di cui parlo sempre, condanno chi l’ha inventata, condanno coloro a cui fa comodo questa cultura sempre a fini di egoriferimento, e certo alle donne non fa comodo anche a coloro che pensano che sia così, chi ha pensato di potersi sostituire a colei che sotto altri termini ci ospita nel suo grembo, e queste genti (patriarcali e del sistema in classi) costoro da dentro il grembo di quella che era nella “preistoria” passatemi il virgolettato sarcastico, la Madre Universale, hanno accoltellato il suo ventre e hanno pensato di sottometterla al loro volere di potenza che nasconde un misconoscimento di pezzi di quella madre che è in loro (misoginia), le sue ferite Lei le cura, le sa curare, si adatta, varia mantenendo la sua ciclicità e le trasformazioni e noi, oggi in buona parte lontan@ da Lei?

 

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