Le Dee lesbiche – Lesbian Goddess

Non ho mai parlato della Dee Lesbiche o meglio andrebbe detto Parthenos e lesbiche.

la grotta

Ci sono delle cose che non quadrano nelle narrazioni da 5000 anni a questa parte, tante cose non quadrano negli scritti ad opera di uomini di scienza, di sapere, religiosi, filosofi, le questioni sono:
  • filosofiche
  • religiose
  • archeologiche
  • spirituali
di questa cultura che in Europa parte dai Kurgan, non quadrano. Essendo i popoli matri lineari senza scrittura, chi ha potuto scrivere ha lasciato tracce più evidenti ma non è affatto detto che tutto quello che hanno scritto corrispondesse a verità, il patriarcato non è mai stato neutrale quindi propendo per pensare che almeno il 90% di quello che ha scritto e diffuso o:
  • Manca di qualcosa
  • Travisa tutto
  • Tende a livellare
  • Vada a svilire
  • Occulti

Παρθένος – Parthenos

Voglio partire da questo concetto, Parthenos tradotto e preso dall’Etimo significa vergine, vergine nei tempi antichi non indicava ciò che indica nel presente, vergine era una donna che non era mai stata con un uomo, ma poteva tranquillamente essere stata con delle donne, anzi non era esclusa quest’ultima cosa, ma se nel patriarcato questo acquisisce il senso di un rapporto mai interamente sviluppato (che presuntuosi che sono gli uomini!) nel passato le donne che stavano con le donne erano considerate come molto potenti, fino ad un certo punto della storia, e comunque vergine riguardava come termine più il concepimento che non l’atto sessuale in se stesso, e la Dea originale nasceva da se stessa e da se trovava nutrimento e poteva svilupparsi.
Parthenos come termine è parte del vocabolo: Partenogenesi ovvero capacità di concepire senza seme, e molte Dee del passato “Nascevano e venivano concepite da loro stesse” ciclicamente e rispettando l’equilibrio della natura.
Da Parthenos deriva anche il Partenone, Athena era una Dea considerata partenogenica, (da qui Athena Parthenos) ma anche la Grande Madre lo era, quindi andando indietro nei secoli la figura del femminino spesso era considerata capace di concepire da se, di rinnovarsi e di trasformare, come fa la natura nelle sue quattro stagioni.
Molte Dee con il passare dei secoli sono state appellate in molte e differenti maniere, Athena ad esempio era una Dea nata da se stessa sulle rive di un fiume molto distante dalla Grecia, e raccolta si diede al combattimento (altre donne guerriere erano le Amazzoni anch’esse un popolo tutto al femminile….) solo nella Grecia patriarcale perse, o meglio le vennero sottratte le sue attitudine e vennero date ad Ares.
Insomma la storia è suscettibile di interpretazioni, e se ad interpretare sono persone che devono separare per contemplare gli aspetti nella loro singolarità e non nella loro totalità con molteplici sfumature, che la “Dea ci salvi!” visto che non è esattamente un metodo molto valido per considerare la variabilità e il percorso dei fenomeni e delle genti.
Athena era Libica, la Libia ancora oggi sebbene asservite ad un sistema di dominio maschile, ha le sue guerriere, le sue guardie e sono donne, quindi i trascorsi di una Dea Fiera e che nasce da se per quanto ora di comodo al sistema vigente sono rimasti in qualche maniera.
Ma il punto è e resta della Dea in generale che nasce da se stessa, la Dea Madre, la primigenia e colei che volge il suo sguardo a sinistra.
Saffo invoca Afrodite per conquistare una donna (da qui il poema)
Artemide era circondata da donne
In Tessalia si celebrava Afrodite Anosia nei riti lesbici, cosa che aveva molto a che fare con i riti segreti esclusivamente femminili, quelli probabilmente connessi agli antichi saperi pregressi.
Poi le Erinni, invocate nelle richieste relative agli amori lesbici, questo secondo i testi di magia greci e egiziani.
Parvati e Malini secondo una versione erano le due donne che diedero vita a Ganesh, l’altra versione vede Parvati con un uomo, ma se si resta al concetto di Dea Mater Genetrix che nasce da se stessa allora non stupisce anche la versione delle due donne che danno la vita.
Tutte queste Dee comunque mantenevano quella che nel mio libro chiamo la Dea Oscura, la parte del fuoco, che brucia, quella aggressiva, determinata, capace di mettere il punto sulle cose e di farsi rispettare, combattiva e potente, di una potenza che ha subito una scissione nelle culture patristiche.
Le donne in epoca matrilineare condividevano i “segreti del sangue che fluiva senza ferite”, formulavano oracoli assieme e nutrivano la terra assieme tramite le loro energie e l’energia stessa della Mater, oltre a svolgere attività precluse al maschile, in tale quadro probabilmente il lesbismo era assai più diffuso che nel presente.
Inoltre la Yoni, la Grotta sacra, il passaggio verso l’interno per Conoscere se Stesse, il Labrys, il Labirinto sono tutti simboli e prerogative della via del femminino sacro, condividere questi segreti era riservato alle donne, probabilmente nella storia non si è più di tanto parlato di questo perché di lesbismo nei culti antichi per via matri lineare non si è appunto mai parlato. Sono davvero molte le cose che non sono state dette e rivelate sugli antichi saperi che se da una parte hanno provato ad integrare, con la mente al centro e l’istinto o Io Selvaggio come lo definisce la Estes in second’ordine, dall’altra ne hanno escluse di questioni perché altrimenti avrebbero dovuto implicitamente riconoscere al femminino l’esclusiva su talune predisposizioni quando invece se ne volevano appropriare, non per caso si parla di patriarcato e non di patrilinearità che sarebbe comunque già differente perché la terminologia sotto intende ad un significato non solo simbolico preciso.
Concludo con un mio personale omaggio ad Athena Parthenos, ovvero il mio ultimo disegno-dipinto.

 

 

 

 

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