Una storia…. tante storie

La narrazione questo filo d’argento che smuove e vibra. Capace di arrendersi e capace di lottare. Trasmettere e regalare passione, sorrisi, attimi che rimangono attaccati addosso e che fanno gioire il cuore o lo fanno riflettere.

Un Filo d’argento e una rinascita

Premessa:
Questa narrazione è una parte del mio e-book di cui potrete progressivamente leggere gli aggiornamenti sul “work in progress” in questa pagina.
Ho deciso di pubblicare questo stralcio per fornire uno spunto sul libro che sto scrivendo, l’e-book abbraccia diverse tematiche ma tutte riconducono a quella che definisco la Dea Oscura.
Fine della premessa

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Arrivò per Luisa il giorno del primo filo argenteo nei suoi capelli.
Luisa fu sempre una donna dinamica, capace di far quadrare tutto, figli, famiglia, lavoro, tempo libero, tempo per se e quel giorno lo visse come una sorta di passaggio a qualcos’altro.
Un giorno Luisa dopo essere stata in palestra si ferma in libreria, squilla il cellulare e Anna, sua figlia sedicenne le chiede di andarla a prendere ai giardini. La voce di Anna era strana, e sua madre l’aveva percepita turbata ma come era abituata a fare non le chiese al cellulare cosa le fosse accaduto, avrebbe atteso che sua figlia le desse il segnale di apertura per domandarle cosa avesse.
Lasciò di corsa la libreria e andò a prendere Anna. La ragazza era sconvolta quando sua madre arrivò ai giardini del suo paese, e tratteneva le lacrime a stento. Luisa la abbraccia e poi strette l’una all’altra si recano verso la macchina e si siedono. C’è un attimo di silenzio e Anna inizia a piangere singhiozzando. Luisa si trova in una posizione nella quale chiede a se stessa se sia giusto domandare o se deve attendere che sia Anna a voler parlare, ma decide comunque di fare un tentativo.
Cosa ti è successo?
Silenzio. Il silenzio che si frammenta, quello che non si vorrebbe mai vivere.
…. Mamma…. che io provoco le persone? provoco gli uomini? i ragazzi?
Luisa si sente come impietrita, ha immediatamente compreso cosa è accaduto a sua figlia e dopo un attimo nel quale vede la morte davanti ai suoi occhi, la morte dell’innocenza della figlia ma non solo quella risponde.
Se un criminale è tale la vittima non ha nessuna colpa e una provocazione è una forma di libertà individuale.
Ora cosa fare? bisognava denunciare l’accaduto, ma quelle parole le avrebbe ritrovate in una qualunque caserma? le erano state dette a lei quando denunciò il suo aggressore, e questo perché portava una minigonna, una libertà che nel mondo che vivevano veniva tradotta come disponibilità allo stupro.
Però Luisa doveva sapere chi aveva abusato di sua figlia allora fece un respiro e le chiese chi era e se era protetto.
Anna sentiva la vergogna fin dentro le sue ossa, e Luisa che conosceva quella sensazione le disse che lei non doveva vergognarsi di nulla ma che meritava giustizia e quindi avrebbe dovuto denunciare. Al di là dei commenti che avrebbe potuto ricevere.
Poi Anna si aprì e disse che era stato un suo compagno di classe, e che aveva messo il preservativo.
Anna aveva vissuto ciò che anche sua madre aveva subito e che non le aveva mai raccontato. Riteneva questo un segreto che però poteva fornire degli spunti educativi verso sua figlia, Luisa sentiva in quel momento che sebbene avesse fornito delle indicazioni a sua figlia sulla base delle sue esperienze queste non l’avevano comunque salvata dall’esperienza che aveva vissuto Anna, non viveva il senso di colpa Luisa, sapeva bene che questo era una gabbia ma la tristezza non poteva prendere il sopravvento, ora doveva concentrarsi solo su Anna e tirare fuori tutta la forza necessaria a starle accanto.
Il rientro a casa è anch’esso turbolento, e Anna corre in camera sbattendo la porta alle sue spalle. Rimane il resto del pomeriggio in stanza ed esce solo la sera. Avverte Luisa che non vuole mangiare e rientra nella sua camera.
Ci sono pensieri che possono distruggere, pensava Luisa, ci sono atti che possono distruggere una persona, depauperarla di ogni bellezza e consegnare al contempo uno scrigno di terra arida.
La mattina seguente Anna non vuole andare a scuola, la madre telefona e avverte che la figlia non andrà a scuola perché sta male e chiede una riunione con la preside e i genitori del ragazzo che ha stuprato sua figlia.
La denuncia nel frattempo era stata fatta e nella scuola già giravano le voci. Anna aveva bisogno di tempo per affrontare questa vicenda, quello che si presentava davanti a lei sedicenne era un percorso.
Ma ad Anna questo non interessava, voleva solo cancellare le immagini dalla sua mente, sentiva crescere in lei una rabbia cieca, il suo corpo era in fiamme e non riusciva neanche più a parlare con sua madre, a forza quasi si costrinse a dirle chi era stato a violentarla, inoltre si sentiva sporca sebbene la voce di sua madre riecheggiava a ricordarle che lei non aveva colpe.
Un altro pensiero le attraversò la mente….
“Non voglio più tornare in quella scuola”
Un pensiero abbastanza logico visto il trauma subito ma Anna sapeva anche che prima o poi sarebbe dovuta tornare in una scuola, che fosse quella o un altra poco importava, e si sentiva come in gabbia al solo pensiero.
Anna doveva parlare con sua madre, doveva rompere quel diniego che sentiva ora in tal senso e che era apparso solo adesso, solo dopo questa violenza, sentiva che si sarebbe rivelato utile e necessario agire così.
Scese dalla camera e svenne alla fine delle scale, non aveva mangiato nulla dal pomeriggio del giorno prima. Luisa chiama la sua compagna e le chiede di lasciare il lavoro perché questo è il momento per rimettere insieme almeno dei pezzetti, non tutti, sa che sarebbe impossibile in così breve tempo, ma sa anche che questo tempo sarà utile a recuperarne alcuni.
Anna dopo qualche minuto si riprende e anche in questa occasione non riesce a trattenere le lacrime. Luisa la accompagna sul divano di casa e le va a preparare una spremuta di arance e le prende un cornetto, Anna ha però lo stomaco chiuso ma accetta di mangiare visto che si è sentita male e che sente dentro di se di volersi riprendere.
Ora ci sono Luisa, Anna e Giulia, le due madri e la ragazza. E’ arrivato il momento di parlare.
Mamma lo credevo un bravo ragazzo, pensavo che se avessi acconsentito ad una sua richiesta poi si sarebbe fermato.
Il ragazzo aveva visto una scena porno in un film e aveva chiesto a Anna di replicarla, non c’era penetrazione in questa scena ma già questo ad Anna non era piaciuto, volendo assecondare il ragazzo però fece questa cosa e lui successivamente disse:
Tanto quando dite no è si così è nei film quindi zitta che ti piace!
Io ho cercato di scappare, ho gridato, era la mia prima volta. Poi l’ho morso ma ormai era uscito sangue da la sotto e sono scappata, sono andata nel bar dei giardinetti e mi sono sistemata i vestiti e lavata la faccia.
Luisa e Giulia si sentivano come morte dentro e avvertivano una sensazione similare in Anna. Luisa abbraccia la figlia e Giulia le sfiora la testa e le mani. Erano troppe le cose da elaborare e la ragazza aveva altro da dire alle madri.
Non voglio tornare a scuola…. Non voglio tornare in quella scuola!
Due cose differenti ed era normale che ciò avvenisse, i traumi specie così vicini lasciano confusione e non solo quindi Anna stava come era giusto che stesse.
Non volevo così la mia prima volta.
Luisa disse alla ragazza che aveva chiamato la scuola chiedendo una riunione con i genitori di Ludovico e con la preside della scuola, disse che se lei avesse voluto partecipare con i suoi tempi avrebbe potuto se invece non se la sentiva che poteva rimanere in casa.
Anna, amore, dovresti prendere contatto con un centro antiviolenza. Il mio consiglio è di non attendere per fare questo, pensaci qualche giorno comunque, le mamme conoscono una signora che ne gestisce uno in città.
Non voglio pensare a nulla mamma. Non mi sento più io, e vorrei solo dimenticare.
Giulia dice ad Anna:
Tesoro, mi immergo nel tuo dolore, e sto male con te, ma tua madre ha ragione, ora le cose ti sembrano insuperabili e se da una parte ci dovrai convivere con questo dolore dall’altra potrai sfruttarlo in futuro, e tua madre potrà se vorrà narrarti una storia che ti farà capire perché dico questo.
Giulia e Luisa avevano parlato la sera prima e di comune accordo avevano deciso che se Anna si fosse aperta con loro Luisa le avrebbe raccontato dello stupro subito da lei.
Giulia accarezza il volto della figlia e va in cucina, lasciano Anna e Luisa a parlare.
A Luisa tremano le mani e Anna la osserva attentamente.
Cosa c’è mamma? cosa mi vuoi dire? sbaglio a non voler tornare a scuola?
No amore, tu non sbagli in nulla, ora senti questi e lo hai espresso, ti ringrazio per avermene parlato e per non esserti chiusa, l’ho apprezzato tanto amore mio.
Ti racconto una vicenda.
Avevo 19 anni e ero al mare con le amiche. A quei tempi avevo un amico che credevo tale, un ragazzo di 21 anni di un altra scuola. La sera lui mi chiese se volevo andare a casa sua per una festa che aveva organizzato, io dissi di si. Lui quella sera ci provò con me e io lo allontanai e lui proseguì senza il mio consenso e mi schiaffeggiò. Voleva umiliarmi e fino al giorno prima anzi allo stesso pomeriggio era stato gentile come sempre nei miei riguardi.
Mi violentò e io lo denunciai, ma alla denuncia ci fu la battuta: ma se una donna provoca se lo deve aspettare”…. da allora ho capito che non era colpa mia ma di una cultura che c’è dietro a questi atti di violenza e dei criminali che per giustificare le loro azioni fanno leva su quella cultura.
Anna rimase senza parole e dopo aver sentito questa storia decise di rivolgersi ad un centro antiviolenza.
Il filo d’argento tra i capelli, la morte e un nuovo inizio erano tutti episodi connessi alla lotta di queste donne, delle madri e della figlia che da quella esperienza così nefasta avrebbe avuto la possibilità di perdere la sua ingenuità (morte) per diventare più forte di chi agisce con viltà, e la madre dal canto suo sarebbe diventata più consapevole, ancora di più di prima, attraversando la sua fase di pienezza del femminino, assieme alla compagna. La Dea Oscura è colei che ribalta le vicende e che sfrutta ogni cosa per se, per auto costruirsi e determinarsi.

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Questa la storia-narrazione che volevo condividere anche sul blog e che ora inserirò anche nella pagina dedicata al mio E-Book.

 

 

 

 

 

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