Albero della Vita: La Dea

Mater Genetrix

L’albero della vita è comune come simbolo archetipo, a molte filosofie spirituali (non ultima la Gnosi) ma questo simbolo è certamente estremamente antico visto ciò che rappresenta.
Un albero unisce basso e alto, ed ha le sue radici all’interno della Madre che genera (appunto mater genetrix) quindi certamente è un simbolo che ha a che vedere con le culture Gilaniche prima che con quelle di stampo patristico visto che la prerogativa della vita è quella associabile esclusivamente al femminino.
L’albero è ctonio, e ctonie erano le celebrazioni della Dea, danze, misteri, segreti tramandati per via orale e pratica. Le radici non si vedono ma esistono e svolgono un attività essenziale, se sono malate portano alla malattia l’intero albero, se stanno morendo muore tutto l’albero, assorbono nutrimento dal basso e fanno si che tale nutrimento si estenda fino all’alto. La Donna-Dea non necessita di conferme alle sue ipotesi come scrivo spesso, proprio perché (parafrasando la Estes) è “La Que Sabe” lei sa, sa perché ha radici che sono ben strutturate, e sono dentro di lei, sono anche il suo istinto e il suo essere Mater, o Pachamama non intesa in senso patristico ma appunto come albero senza fronzoli e artifici culturali di nessun genere.
I riti di morte e rinascita sotto certi aspetti possono essere associati a due stagioni:
  • Autunno
  • Inverno
La discesa nella grotta sacra, l’incontro con le radici che sono nascoste (quindi interne) è il viaggio sciamanico per eccellenza, e tale viaggio è appunto del femminino sacro, questo viaggio richiede di spogliarsi di tutto, di metterlo in discussione (morte ed entrata nella Terra) ed è come l’albero spoglio (inverno).
La ritualità ctonia escludeva gli uomini, ebbene si, gli antichi saperi ancestrali della morte per la rinascita ciclica erano appannaggio solo delle donne-dee, loro diventavano guardiane della loro dea interiore (il separatismo femminista dice qualcosa? ebbene si!).

Il Buio e la Vista

Intuition….. la notte è il momento nel quale si può mostrare l’intuizione, ovvero la Strix. Quell’istinto non necessita di trovare un riconoscimento, è come la radice che c’è, esiste è la base da cui parte tutto, ma non deve farsi vedere per dimostrare egoicamente il suo essere. E’ appunto il femminino della Dea, è anche la parte Oscura della Dea-Donna quella che sa e che non cerca conferme all’esterno.
Molte filosofie e religioni patriarcali hanno ripreso questo concetto ma applicandolo al potere e all’elevazione (Buddhismo ad esempio) mentre è l’esatto opposto, l’evoluzione è il basso è l’ancora, è la Terra Madre, sono addirittura le sue radici di Albero della Vita.
La mente nel patriarcato è appunto opposta all’istinto, ma in natura le due componenti non sono opposte, come non lo sono sentimenti, sensazioni e raziocinio, ma quando vi è predominanza della mente tutto è sacrificabile e le donne in quanto esseri maggiormente intuitivi nella specie umana, vengono odiate per questa loro caratteristica e al contempo l’uomo misogino odia così una parte di se, la disconosce e sta al mondo come tagliato, in frantumi cercando spasmodicamente di farsi guidare e di comandare solo attraverso la mente, dal sole opposto al principio lunare, acquatico, del vento, della terra e del fuoco femminile, opposto alla notte dove le luci lasciano spazio all’incontro con il Se interiore.
Come dico sempre se siamo arrivate e arrivati fino al presente lo dobbiamo alle culture Gilaniche che sentivano esse stesse come parte della natura, ne più grandi ne più piccoli dell’albero, del fiume, degli altri animali e quindi rispettavano loro stess@ prima che l’esterno perché non vi era alcuna separazione, mentre in pochi millenni abbiamo distrutto la Pachamama, i secoli del patriarcato appunto.

 

Annunci