Sessualità sacra del Femminino: Paura di abbandonarsi (patriarcale) = paura della morte e della rinascita che porta il cambiamento e l’evoluzione

Kundalini e sesso sacro. Ne ho parlato svariate volte nelle mie pagine.
Oggi parlerò di come:
  • Abbandono
  • Trasformazione
  • Morte
  • Rinascita
    siano tutte questioni connesse all’approccio del femminino che il patriarcato non accetta.

L’immagine contro la sostanza degli attimi

Una volta una donna con cui stavo mi disse:
Quando fai l’amore con me riesco a percepire in me stessa le tue sensazioni, il tuo istinto che mi abbraccia, sento tanto di me assieme a te in quel momento.
Non dimenticherò mai questa frase, e aggiungo essendo lesbica che mi sento onorata di aver vissuto le medesime cose con la donna che mi disse questa cosa, per me è stato un privilegio che non è semplice descrivere a parole e anzi queste ultime sono anche limitanti, fu la più bella che una donna mi abbia mai detto in relazione alla sessualità vissuta anche come canale energetico e di coinvolgimento, e nel tempo compresi che quella donna mi stava parlando non solo di Kundalini ma della concezione femminile della sessualità che non richiede cose che si basano sull’immagine o su dei “giochi” per accedere alle emozioni e al piacere, ma all’opposto richiede una reale presenza del darsi reciprocamente senza filtri e senza ruoli.
Quest’ultima cosa spesso viene fraintesa nel patriarcato, anche in rapporti dove ci sono i ruoli (cosa impensabile nella sessualità del femminino sacro) si pretende l’abbandono ma l’uomo non si abbandona, chi ad esempio si vanta delle sue prestazioni già mette ancor prima di fare l’amore, un blocco, un muro, infatti parlare di sensazioni ed emozioni è diverso dal parlare delle proprie capacità meccaniche a letto o del come si è stat@ bravi a soddisfare la o il partner, fare questa seconda cosa significa riferirsi all’ego, ego che come dico sempre è un pessimo consigliere. Dirlo ma anche pensare a come ci si deve comportare è deleterio perché la sessualità deve essere libera e rispettosa dell’altra persona, solo questo conta, rispettosa del volere espresso a chiare lettere dell’altra persona.
Scrissi un post in relazione al sacro femminino e alla sessualità sacra tempo fa, citando Vicky Noble e la paura dell’abbandono nel sistema patriarcale.
La donna sa cosa significa abbandonarsi, bilancia anche sul piano istintuale (come animale sociale spesso) abbandono e sicurezza per se stessa, l’uomo patriarcale invece vede l’abbandono come un pericolo e al contempo così disconosce il suo femminino e necessita di controllare le cose quindi da questo ad inventare tacchi a spillo, immagini fittizie, separare corpi dai sentimenti e dall’istinto, il passo è breve, in pratica smembra quel femminino fornendo ad esso uno o molteplici ruoli e dandogli dei canoni su cui basare anche il sesso.
Il motore di questo modo di agire è sempre la paura, il terrore anzi. L’ho scritto varie volte ma lo ribadisco qui anche in questa occasione visto che parlo di abbandono.
Una donna eccezionale tempo fa mi fece riflettere su come il sesso viene usato dai patriarchi (ovvero da coloro che sono patriarcali). Diceva che fare sesso per queste persone significava non avvicinarsi ma anzi allontanarsi dalle donne specie quando si vantavano delle loro gesta perché all’opposto c’era il sentimento (appunto diviso nel sesso nella concezione misogina di questo) e quindi una presa di distanza di un femminino che se li coinvolgesse svelerebbe la loro anima e gli consentirebbe di toccare quella della Donna-Dea, (anima intesa come soffio energetico) la mia amica era etero e notò questo oltre che la continua spersonalizzazione (oggettivazione e spesso anche auto oggettivazione) che gli uomini e le donne che introiettavano il patriarcato dovevano fare riducendo la donna a corpo ad oggetto, studiando anche lei il matriarcato le fu facile notare questo….
ecco come nasce la prostituzione sotto certo aspetti, la paura dell’abbandono e il bisogno di conquista e di collezione a svilire che ne deriva, il bisogno di “sfogo” immediato su un contenitore vuoto (la donna scissa dalle sue emozioni e sensazioni secondo un modo di identificarla e pensarla in maniera patriarcale).
Il sesso da coinvolgimento tra più sfumature dell’essere (sacro femminino) nel patriarcato diventa collezionismo, egoriferimento, bisogno di primeggiare, fallocentrismo, necessità di un piacere immediato a qualunque costo compreso quello di considerare una donna un oggetto atto alla stimolazione, immagine fittizia, paura dei sentimenti e dell’abbandono ad essi.
Basti pensare alle religioni patristiche dove la donna “è il male” in quanto donna che attira, in quanto essenza delle caratteristiche cicliche e mutevoli della Dea madre e distruttrice al contempo (come la natura), altri dati derivano dai femminicidi dove la donna deve essere sottomessa e preda altrimenti viene ammazzata o violentata. E questo perché al “liberare energie creative” attraverso il sesso sacro, o al piacere che deriva dal coinvolgimento di anima, cuore, fisico e energie appunto si è sostituita una sessualizzazione (martellante) che frammenta invece che unire, in primis il corpo delle donne che viene scisso dai pensieri, dalle emozioni e dal resto di un Se integrale che non si intende riconoscere in quanto tale (misoginia).
Per sfuggire all’abbandono la misoginia e il patriarcato che è sua emanazione nel corso dei secoli hanno attribuito alla donna le peggiori colpe. Il corpo delle donne è stato considerato provocatorio in quanto tale del “sacro maschile che non riusciva (poverino….) a resistergli” allora nascono gli eroi distaccati, quelli che non cedono, le pratiche esoteriche dove l’uomo è distaccato, dove questo distacco è associato al controllo delle emozioni (ovvero alla sottomissione del loro femminino che tutto è tranne che gesto di persona forte, semmai è esattamente l’opposto).
Le asportazioni della clitoride sono state per secoli eseguiti associando questa parte femminile alla voluttà non necessaria, oppure ad un orpello inutile a fini procreativi o ribaltando la questione del piacere solo per gli uomini e inutile per le donne, (le religioni e anche Lombroso promulgarono questi deliri fallocentrici e psicotici) dove il piacere alla donna doveva essere negato, oggi lo si ritrova in parte nella prostituzione ovvero nel concetto di:
“Compro un corpo per soddisfare il mio piacere, tanto è un corpo a quello mica devo dare piacere se non per riuscire a dimostrare la mia prestanza sessuale”.
La paura di riconoscere un lato di se, e la conseguente paura dell’abbandono crea mostri e il patriarcato li cementa.

La Trasformazione

Ogni atto eseguito non per conquista o per auto affermazione è un atto trasformativo, ecco perché spesso dico che ciclicità e mutevolezza della Dea (Madre) non possono essere oggetto di sottomissione perché lei continua ad essere se stessa, come sostiene anche la canzone dei Within Temptation, ma in realtà basta osservarla la terra per capire  che tale realtà per quanto alterata dalla mano umana continua le sue trasformazioni. E la terra è il grembo della Dea, di una maternità scissa dai ruoli e dai canoni che il patriarcato ha fornito ad essa, è infatti nascita, vita morte e rinascita, comprende la distruzione che nei ruoli patriarcali non esiste e viene sostituita da una cura imposta come “naturale” ma che in realtà non lo è affatto quando non riconosce la morte per la rinascita.
E la sessualità del femminino è questa trasformazione che contempla delle energie in movimento tramite l’abbandono e la morte (Kalì sta lì a dimostrarlo). D’altra parte abbandonandosi ed essendo mutevoli non si può mantenere il controllo, la terra in questo caso lo dimostra bene, e la terra è donna. Quindi il patriarcato ha tutta la volontà di non accedere a quella dimensione visto che abbisogna di quel potere del dominio.
Qualche giorno fa scrissi delle Dakini, la danza associata all’estasi era una pratica molto comune nelle culture matrifocali animiste, era anch’essa un rito atto ad una trasformazione che fosse sia emozionale che reale perché per la linea matrifocale, esterno ed interno non erano mai separabili pena il disequilibrio tra le parti.

La Morte e la Rinascita

La trasformazione porta alla morte, la morte che in occidente e in generale nel patriarcato, viene associata spesso unicamente alla morte del corpo fisico (appunto separando un tutto è logico che si guardi solo alla carne) mentre ogni atto di mutevolezza e trasformazione porta alla morte e quindi anche quello sessuale per via femminile è un atto di morte e rinascita a nuova consapevolezza e ad una nuova vita. Ma senza l’abbandono non ci può essere trasformazione. Un abbandono che non è cessione, non è compromesso ma è un viaggio nel Se anch’esso, un Se disconosciuto e odiato nei sistema stratificati patristici e misogini che invano cercano di sostituire questa interiorità (la via della Yoni) con immagini, canoni, giochi, stereotipi e tentando di guidare e condurre qualcosa che per sua stessa natura è ingovernabile, ovvero l’istinto, il Se Selvaggio come lo chiama Clarissa Pinkola Estes.
Innamorarsi significa perdersi per ritrovarsi, ma in questo atto di morte non si deve ne avere paura (generando competizione tra femminino e maschile, cosa tipicamente patriarcale e che nasce sulla base del disconoscimento di quel femminino dentro di se) ne si deve mancare di rispetto all’altr@, mentre nel sistema patriarcale innamorarsi per molti uomini viene visto come una cosa da fare, non tanto come un esperienza da vivere che contempli una mutevolezza, una trasformazione e una morte connessa ad una successiva rinascita. Infatti hanno inventato il matrimonio dove prima c’era la libertà di viversi le emozioni fin quando queste erano presenti in positivo arricchendo le persone coinvolte.
La sessualità del femminino è anche guarigione, in senso sciamanico stretto, perché se ogni cosa ed esperienza è permeata di energie queste possono essere compromesse da ruoli e canoni (patristici e fuori dalla linea femminile) ma possono essere al contrario anche trasformate e aderire perfettamente alla morte per la rinascita venendo canalizzate al meglio a scopi di guarigione.
Su tutti questi temi ho scritto molti altri post nel corso del tempo, aggiungo un ultima cosa, ogni volta che si divide in due e si immettono ruoli di potere, come serv@ e padron@, oppure come ricevente e attiv@ si fa sesso patriarcale e quel sesso è ciò che di più distante c’è dal femminino istintuale e del sentire, che non necessita di controllo, ne di ruoli, ne di aggeggi, ne di immagini in pelle, ne di riti estatici costruiti, ne di sottomissioni ne di parti attive e passive, ne di aspettare che l’altra persona manifesti piacere per magnificare la sua prestazione, perché nella sessualità del femminino non esiste violenza, non esiste attiv@ e passiv@, non esiste il canone patriarcale del corpo come veicolo ma è l’anima che parla, è quell’istinto che citava la compagna con la quale ho fatto l’amore, è parlare senza proferire parola, sentendo e sapendo che il sentimento (non l’emozione) non è corrotta da una cultura e dai suoi modelli, attraverso la fusione dei femminini insiti nei soggetti che fanno l’amore in questa maniera, inoltre il distacco e il pretendere di sapere cosa vuole l’altr@ sentendosi così ad ess@ superiore idem è una cosa patriarcale, come lo è la pornografia che mostra corpi e mai sentimenti e istinto, anche quando dice che vi è istinto predatorio si parla di giustificare la violenza perché in natura l’istinto predatorio è tutt’altra cosa del sottomettere una specie per dominarla, si caccia in natura solo per cibarsi, per difendersi e per l’equilibrio e certo nel concetto di equilibrio non vi sono sottomess@ e chi sottomette (parlo in questo caso della Dea Oscura) mentre chi necessita di svilire il femminino per masturbarsi o per ridere di esso con altri uomini, o per magnificarsi, è solo un misogino e ammanta questo di qualcosa per giustificare la violenza, questa a casa mia si definisce ipocrisia, chi ama non necessita di svilire, chi riconosce in se il femminino, non abbisogna di dominare, e anzi detesta farlo, come detesta essere dominat@ ma sceglie la ciclicità, il mutevole, i passaggi, i termini e le pause, e tutto basandosi sul sentire, un sentire non compromesso, in pratica sceglie la Dea.

 

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One thought on “Sessualità sacra del Femminino: Paura di abbandonarsi (patriarcale) = paura della morte e della rinascita che porta il cambiamento e l’evoluzione

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