Morire lentamente, la storia delle donne e del dominio patriarcale di questa società

Potrei cominciare questo post con la solita e comune frase:
“C’era una volta”
Ma ahimè non posso.
Non tanto perché la ritengo sopravvalutata per un inizio di una narrazione quanto perché si riferisce al passato, invece questa storia si ripete in tutte le epoche, cambia l’aspetto esteriore ma il succo resta sempre uguale a se stesso quindi opterò per:
“Accade oggi che….”
Accade oggi che Marisa (nome di fantasia) per l’ennesima volta si alza dal letto stanca, ha dormito malissimo e pensieri ricorrenti come lame sottili l’attraversavano nel corpo, nello spirito e nella mente, tutta la notte a rimuginare, piangere, sentirsi in colpa e farsi le solite dannate domande errate di sempre.
Dove ho sbagliato
Ma se avessi fatto questo, piuttosto che aver agito come ho agito….
Se non mi avesse capita?
Se non fossi stata in grado di farmi capire….
Si colpevolizzava sempre Marisa, ma questo dipendeva dal fatto che aveva avuto un padre assente che risultava presente solo per farla sentire inadeguata, era logico che in età adulta scegliesse uomini che continuassero a farla sentire tale, conosceva solo quel mondo!
Il pomeriggio Marisa aveva delle commissioni da fare, ad un certo punto si siede su una panchina nel parco della sua città, e vede un piccione su un ramo dell’albero davanti a lei.
Un ricordo affiora alla sua mente.
Sua madre, la loro casa, quando era piccola ed i piccioni che entravano nei nidi che la mamma aveva costruito.
Una mattina quando Marisa aveva 12 anni la madre le disse:
“Tesoro ricordati che solo te puoi decidere se credere a ciò che ti viene detto, o se scegliere di rifiutarlo”
Questa frase la mamma di Marisa la disse dopo che sua figlia disperata si rifugiava a piangere nella stalla, accadeva sempre più spesso da quando il padre era tornato da un viaggio all’estero, e ora viveva stabilmente con loro.
Marisa cresce e avendo sviluppato una dipendenza emotiva con il carnefice (la figura del padre) si ritrova sempre con uomini che la fanno sentire uno straccio. Ma quel pomeriggio avvenne qualcosa….
Il piccione, sull’albero, su un ramo molto stretto.
La frase di sua madre, sua madre era il suo lignaggio, non lo era il padre, non lo erano coloro che per sentirsi potenti necessitavano di distruggere il prossimo manifestando chiara viltà.
Marisa aveva recuperato una frase che a seguire diventerà per lei un mantra, da ripetersi costantemente, nella mente a favore del suo corpo e da recepire fin dentro le sue cellule.
 Da quel giorno, o meglio da quel pomeriggio, dalla stanchezza degli attimi vissuti svalutando se stessa per troppi anni, cambiò tutto e nessuno si permise più di far sentire Marisa inutile e dannosa perché lei non lo permise più a se stessa e quando qualcuno ci provava, Marisa mostrava il volto della guerriera, con sguardi e una fisicità che dicevano molto più di mille parole.
———————————————————————-
La dipendenza emotiva e la svalutazione di noi stesse ci viene insegnata, sono tanti gli strumenti che il patriarcato mette davanti alle nostre strade per non consentirci di amare noi stesse, per non sentirci libere.
Ne parlo sempre e volevo portare la storia di Marisa a sottolineare questo concetto.
Paura, senso di abbandono, repulsione verso noi stesse, sono indotte. Amarci quindi non è solo giusto ma necessario per un percorso di ri-appropriazione del femminino sacro che è in noi, della Dea che è in noi.
Il titolo del post inizia con le parole:
“Morire lentamente” quando metto al centro queste parole, mi riferisco alla violenza psicologica che spesso è talmente tanto radicata in chi la recepisce da formare un auto convincimento difficile da superare, è e resta una libera scelta superarlo, come dico sempre ma da parte mia so riconoscerlo benissimo e quindi non giudico le donne che scelgono di aderire ad un modello, a dei canoni etc…. giudicavo in passato e mi arrabbiavo, poi ho compreso che anche quello era una sorta di legamento, una dipendenza da cui dover prendere le distanze e soprattutto ho compreso che indirettamente aiutavo il patriarcato, è stato ciò a farmi staccare dal ruolo di giudice oltre che una comprensione più approfondita di quella che chiamano dipendenza psicologica ed emotiva.
Dalla morte progressiva si può sempre uscire, occorre un lavoro questo è ovvio, ma non esistono persone che non ne possano uscire anche quelle che si alimentano con il dolore recependolo come un porto sicuro possono scegliere di lasciarlo andare, innegabile il fatto che sia difficile, ogni mutamento lo è.
Inoltre la morte può essere trasformativa come dico sempre, e così ciò che si è subito può diventare un nostro strumento di riscatto, e la Dea è appunto nascita, vita, morte e rinascita.
 

 

Annunci

One thought on “Morire lentamente, la storia delle donne e del dominio patriarcale di questa società

  1. Pingback: Il corpo delle giovani da Lunanuvolas’blog – Appunti, spunti e riflessioni sullo sciamanesimo femminile, le antenate, il sapere primordiale e la prima Via, quella del femminino sacro

I commenti sono chiusi.