Una Guardiana: La Paura come stimolo

Io non ho paura!
Io non temo!
Generalmente tali affermazioni nascondono proprio la paura non affrontata, chi intende auto convincersi facendo tali coming out nasconde fobie ben radicate, altrimenti non si sentirebbe il bisogno di affermare la mancanza di paura e la paura e il terrore sono strumenti del patriarcato, e un opportunità per il femminino di far evolvere se stesso e di spezzare delle catene che sono anch’esse ben radicate. Oppure al contrario possono delineare una persona che ha già affrontato le sue paure, ci ha fatto i conti e le ha superate ma che deve ribadire il concetto per stereotipo di genere connesso a specifiche cose come il fornire un immagine di sè di un certo tipo.
La paura esiste nell’età adulta e dire: “Io non ho paura” senza aggiungere altro e senza averla affrontata significa solo negare quello che è uno stimolo verso una potenziale evoluzione.
Il problema non è incontrarsi con questa Guardiana, è riuscire ad affrontarla per superarne la porta e accedere al dopo che certamente aiuta su una Via del Femminino Sacro, o in qualunque altra via ma tenendo sempre conto che il suo superamento non deve far sentire potenti ma solo parte di un tutto con le sue energie e che si è andat@ recuperando.
Ogni esperienza racchiude in se il bocciolo di una possibile evoluzione, bisogna saperlo osservare senza crismi che ne contaminino la bellezza, e se lo si riesce ad osservare così quel bocciolo, dopo si saprà anche come prendersi cura di esso e farlo diventare un fiore delle molteplici sfumature. Questo è il dono che può fare la paura e non solo lei.
Ho detto varie volte che nel patriarcato il motore è la paura, e che questo è anche uno strumento utile ad assoggettare chi ha una propria indipendenza e magari può necessitare di affetto, cosa alquanto manipolatoria e vile quando una persona necessita di affetto e viene usata per essere dominata, per questo dico anche che il romanticismo è una piaga.
Quindi quando ci si sente stanche, tristi etc…. bisogna fare ancor più attenzione ai gesti e alle parole altrui, senza far scattare le paranoie che non occorrono a nessun@ e sono anzi deleterie per l’equilibrio mentale di chiunque, ma ascoltarSI è essenziale, se l’istinto parla e da un avvertimento (e generalmente lo fa specie quando vi è un pericolo) non va sostituito dal raziocinio contaminato da una cultura ben precisa, ma va ascoltato, quell’istinto e le sensazioni conseguenti sono il nostro retaggio selvaggio, poi può intervenire la paura, ragionata o dettata da canoni e altro, poco importa, bisogna accoglierla. Viverla ma non farsi bloccare da lei mai, è brutto infatti pensare che chi la instilla abbia controllo su una persona ecco perché non cedendovi di fatto si ribalta una distorsione operata da altri e così li si sconfigge.
Mentre vantarsi della vittoria simboleggia generalmente qualcosa che non si è affrontato, come scrissi tempo fa chi necessita di riconoscimenti mette davanti l’ego, un falso se, a scapito spesso di una sostanza che lascia messaggi da introiettare ma che non richiede conferme, solo discernimento ed elaborazione che sia essa sensoriale (istintuale) o razionale non contaminata o entrambe.
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