Cambiare

Si cambia nella vita ed è bene che ciò avvenga. Restare sempre uguali a se stessi diventa anche noioso sotto certi aspetti e poi restare uguali significa anche rimanere fermi se la questione la si osserva da uno specifico punto di vista.
Ho sempre amato la danza, la danza è movimento, è passaggio, smuove l’energia, consente di trascendere il tempo e lo spazio quando diviene pratica estatica. Danzo ancora oggi, in realtà in quasi 40 anni non ho mai smesso di danzare perché progressivamente la danza mi ha accompagnata.

La danza evoca il cambiamento e il cambiamento connesso alla ciclicità alla conoscenza di se e alla mutevolezza sono caratteristiche del femminino sacro.
Da bambina danzavo perché ero ingenua, una lupacchiotta che sprizzava energia da tutti i pori, ma oltre alla danza giocavo a calcio e mi arrampicavo sugli alberi.
Poi in adolescenza sono passata ad altri movimenti, alle arti marziali per l’esattezza, a questa età sono arrivata alla conclusione che kata, ballo e movimenti specifici sono connessi alla Dea che è in noi e che non divide ma unisce piuttosto.
Tempo fa scrivevo che alcune tecniche delle arti marziali assumono simboli del femminino (il serpente più di tutte le altre).
Nell’immagine che ho messo in evidenza ci sono le Dakini, anch’esse precedenti alle versioni patriarcali che assumono una posizione molto fluida per quanto appaia assurda evidenzia un concetto, almeno per come lo recepisco d’istinto io.
L’equilibrio è dentro di noi, anche quando sembra improbabile per la posizione esterna assunta, e l’equilibrio non è regola imposta.
Oltretutto gli occhi sono chiusi, è come se si dicesse ad ogni donna, nulla è impossibile per te e se si ricollega ciò al fatto che le vie iniziatiche originariamente erano solo femminili, si comprende il grado di conoscenza di se stesse che avevano le nostre sorelle nelle culture sciamanico-Gilaniche.
Nulla dovrebbe essere vissuto nella vita come un obbligo, sto dicendo una cosa rivoluzionaria in un tempo e in una società fissata con il controllo e con la volontà di dimostrare capacità e competenze all’esterno ma che è incapace di guardarsi dentro. Ogni cosa per me è potenzialmente rivelatrice e mi pongo come la bambina di cui parlo sopra, ci ho messo tempo a “ricontattarla” ma volendo essere nuovamente una spugna che assorbe da adulta necessitavo di riprendere i contatti con quella bambina che non conosceva paura.
I cambiamenti vissuti bisogna comprenderli osservando dentro di se costantemente per conoscere se stesse e comprendere la propria esistenza, le proprie energie e gli archetipi per fare questo ci sono, le Dakini sono uno di essi.
Le Dakini erano associate alla grande Dea Kalì, e tra le ipotesi connesse a questa associazione c’era quella per cui le Dakini muovessero energia creativa durante le loro danze.
L’energia del femminino che si libera e crea bellezza e trasformazione, cambiamento appunto associato alla guarigione.
Estasi di corpo e anima la danza sacra non a caso Kalì rappresenta la morte necessaria al cambiamento anche nell’atto di mozzare la testa al suo consorte.

 

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