Come la natura è splendidamente imperfetta

Sin da quando siamo piccole e piccoli ci sono dei modelli che vengono indotti, talvolta anche senza cattiveria, e che fanno riferimento al superamento di talune caratteristiche individuali che sono parte della persona e che rappresentano uno “spicchio della loro libertà espressiva”.

La perfezione in natura non esiste

Di recente ho ritrovato questo concetto su un testo che parla di divisione cellulare e lo stesso concetto mi ha fatta molto riflettere.
La perfezione è un parametro aleatorio che va a braccetto con altri concetti e con specifici modi di essere dove l’ego deve essere magnificato, quindi è un invenzione disumana variabile a seconda delle persone.
Pensiamo a quanto le bambine e i bambini si diano da fare da piccole-i per arrivare alle aspettative dei genitori, un modo per aspirare ad un canone e che viene indotta.
La natura è splendida nella sua imperfezione, perché nell’imperfezione si può crescere, si può cambiare, si può giocare senza avere pretese edoniste, si può maturare e aspirare a sentirsi per il gusto di farlo e non per seguire dei canoni o degli assurdi precetti, e se Madre Terra conferma che la bellezza è nell’imperfezione lascia spalancate tutte le porte, anche di accesso all’esplorazione.
Il concetto di perfezione al contrario, è condizionante e limitante, una persona per fare bene qualcosa non necessariamente deve rifarsi a tale concetto, può e dovrebbe solamente impegnarsi non necessita di un canone a cui fare riferimento sempre se è capace di osservare nel suo Se.
Inoltre la perfezione è lontana e condanna spesso l’errore, ma se non si sbaglia neanche si apprende, quindi è decisamente qualcosa a cui non fare riferimento mai.
La natura è caos e armonia, non doppio ma con mille sfumature.
La natura è equilibrio nello squilibrio e può donare tanto quanto può togliere
L’essere umano è un pezzetto di essa e errare significa avere la possibilità di cogliere una lezione
Le imperfezioni come ho scritto, penso siano tanto belle e se qualcuno fa leva su di esse per far venire i sensi di colpa significa che sta facendo una violenza, lo vedo come un plagio mentale specie se dopo la critica arriva la frase:
“Devi aspirare a questo livello”
o
“Prova a migliorarti”
Questa società si fonda sulla competitività, disconosce i tempi ciclici e chiede sempre più alle persone fondando tali richieste su modelli ai quali aspirare, abbracciare le nostre imperfezioni, quelle che questa società egocentrica e malata di protagonismi e di competizione ritiene difetti – mentre dovrebbe condannarne altri in realtà, ma come sappiamo quegli altri sono confacenti alla società stessa anche se generano malesseri, dolore, frustrazione, apatia e non solo su larghe fette della società stessa – significa tornare ad amare noi stess@.
Spesso le persone che si impongono anche sulla base di ciò che recepiscono all’esterno di loro stesse, un canone di perfezione portano loro stesse a volersi del male, a stati di ansia, a malesseri fisici e a pensieri che inquinano mente e corpo, spirito e che portano anche a scelte errate, perché l’asticella di ciò che chiedono a loro stesse è troppo alta.
Porsi dei traguardi di per se non è sbagliato, ma quanti (bisognerebbe domandarsi sempre) sono indotti da un modello di società malato alle sue radici?
Infine c’è anche da dire che tutto è variabile, quello che per una persona può rappresentare la perfezione, per un altra può non rappresentarlo e questo concetto che è alla base diverso tra due soggetti, crea malumori mentre se si accettassero ciclicità e mutevolezza, ci si renderebbe conto che la perfezione è un ombrellino di carta posto sotto una tempesta di sabbia e che quindi risulta inutile.

 

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