Stereotipi di genere e perdono forzato

Anni 60 il femminismo
Da molti anni mi faccio domande sulla società patriarcale, poi queste domande hanno incontrato diversi ambienti perché comunque restare al “chiuso nel proprio piccolo universo” non fa bene a nessun@.
Oggi quindi parlo di quattro argomenti:
  1. Gli stereotipi di genere e come sono connessi al patriarcato
  2. L’accusa di rimbalzo verso le donne (che avviene sia tra donne sia con i maschi) e il senso di colpa
  3. Il concetto di perdono applicato al patriarcato
  4. Il separatismo femminista e lesbico

Paura e stereotipi di genere

Io non ci vado mai tanto per il sottile quando devo esprimere una mia idea specie se in rapporto alle mie sorelle che siano essere consapevoli di questo rapporto con me e/o che contrastino le mie opinioni.
Ebbene si in passato io stessa ho giudicato negativamente altre donne accusandole di sbagliare a fare determinate scelte e colpevolizzandole.
Ecco il punto, fare la prima cosa può significare fare una critica costruttiva se ben argomentata anche con aggressività, fare la seconda cosa è patriarcale. Ci ho messo anni a capire che sbagliavo ma oggi che mi sto ri-costruendo e che sono su un percorso iniziatico del Femminino Sacro consapevole che sono anche la sommatoria del mio passato e di quello che una società patriarcale può cambiare in una donna, ho capito cosa dovevo correggere.
Ritorna il “mantra” Conosci te Stessa, capire quello che ci condiziona e ci fa essere come il patriarcato vuole che siamo e smantellarlo completamente significa guardarsi dentro, capire quali sono i condizionamenti e abbatterli con un Labrys che mi piace tanto visto che era l’arma delle sorelle Amazzoni.
Prendo una frase per fare un esempio del patriarcato interiorizzato:
“Sei una puttana!”
Detto da una donna ad un altra donna è esprimere un concetto e un ruolo patriarcale accusando un altra donna. Dire invece:
“Stai contribuendo a perpetrare un ruolo in cui il patriarcato vuole che tu stia, a deperimento del tuo corpo e dei tuoi sentimenti”
Questa è una critica costruttiva espressa con fermezza che può apparire aggressiva.
Il genere cos’è? eh! bella domanda! nel patriarcato è un modello al quale sia uomini che donne devono asservirsi, pena la loro “distruzione” scherzo ovviamente quando scrivo distruzione, ma il genere femminile e maschile è solo nel sistema che viviamo, un costrutto utile a dare alla donna e all’uomo un ruolo preciso da alimentare per far girare non solo il patriarcato ma anche la società capitalistica e borghese, ovvero stratificata socialmente e per nulla cooperativa.
Ritorna il discorso che ho fatto in questo post.
Indissolubilmente in me si sono intrecciate due strade, quella del femminismo e quella del matrilinearismo, questo è avvenuto perché non sono separate quanto sembrano.
Nel titolo del paragrafo parlo di paura, ebbene il patriarcato ha paura eccome e quindi reagisce con la violenza alla critica, anche velata, anche non aggressiva, come reagisce con la violenza ai no delle donne, è strutturato così perché si fonda come scrivo sempre su concetti come dominio, terrore (da perpetrare verso chiunque venga percepit@ come nemic@) e controllo. Chi non ha paura non necessita di controllare, lo dice l’ABC della psicologia perfino…. ma questa non è una giustificazione, solo un mio pensiero.
Di conseguenza in una società come quella del “diritto dei padri come centrale” inesistente nelle culture Gilaniche lo ribadisco, la donna deve assumere specifiche caratteristiche e badate bene, anche se le assume e fa tutto quello che il maschio patriarcale le chiede e tramite anche la coercizione che conquista attraverso varie metodologie che mette in campo tutte fondate sulla violenza che sia psicologica o fisica anche, non è immune dall’essere picchiata, stuprata e uccisa, perché si, gli può venire voglia e la donna deve rendersi corpo asettico, privo di sentimenti, privo di emozioni etc…. perché tanto è così sin dall’inizio che è stata considerata, e questa considerazione deriva proprio dal ruolo di genere che le viene assegnato.
Frasi come:
“Si spende tanti soldi in cosmetici e parrucchiere, è femmina!”
Ecco altro esempio di patriarcato, le donne nella società patriarcale se tengono troppo a loro stesse secondo i dettami stessi del patriarcato (trucco, capelli ben curati, depilazione, avvenenza di un certo tipo etc…. insomma un modello specifico di femminilità appunto patriarcale) e si mostrano avvenenti come il maschio vuole sono passabili di stupro, e se non vengono stuprate comunque sono “frivole” perché è naturale per loro essere così, con il modello patriarcale che è stato loro suggerito, se invece si limitano a curarsi per amarsi significa che non sanno cosa sia la femminilità e cosa significhi andare incontro all’uomo e la risposta in caso di stupro che otterranno se aderiranno al modello estetico del patriarcato, sarà:
“Beh ha provocato!”
E questa frase mi consente di arrivare al secondo paragrafo di questo post.

L’accusa verso le donne e il senso di colpa

Tra le violenze psicologiche rientranti tra l’altro nella “piramide della cultura dello stupro” c’è anche quella della colpevolizzazione della donna. Beh, gli uomini stuprano sistematicamente anche le donne che portano il burqa, oppure anche se anziane, o ancora anche se hanno le gambe non depilate, tanto per fare degli esempi quindi di fatto le donne non vengono stuprate in quanto donne “avvenenti e che portano la minigonna” ma in quanto DONNE! a cui si vuole negare il diritto di dire NO. Chiamasi misoginia.
La tecnica psicologica su cui si basa il colpevolizzare la donna, porta a toglierle la possibilità di scegliere liberamente quello che sente essere giusto e quello che non vuole fare per qualsivoglia ragione. Pian piano la donna accetterà tutto quello che il maschio le chiede e le impone, anzi le impone e basta perché c’è di fatto coercizione, e lo assumerà come naturale e unica strada possibile da percorrere.
Non a caso tempo fa parlai di come le figlie femmine nel sistema patriarcale siano indotte a sentirsi in colpa (e non semplicemente di sbagliare, cosa che prevederebbe ipoteticamente un insegnamento senza attivare il meccanismo del senso di colpa) ogni volta che fanno qualche danno da piccole, o anche se non fanno danni. Si sta costruendo il modello, canone e stereotipo di genere al quale da adulta la donna dovrà aderire pensando a se stessa come portatrice di guai, colpevolizzandosi etc…. ecco un altra ragione per cui da femminista non accuso le donne.
Ribadisco non esistono colpe se non nel sistema patriarcale, e nei maschi che lo perpetrano. Le donne che lo perpetrano e che si colpevolizzano non hanno colpe, sbagliano ma non hanno colpe, devono solo perdonare loro stesse e capire la radice che ha generato l’albero malato.
Due trattamenti diversi? si, spiego perché. La donna sistematicamente viene portata a pensare che il patriarcato sia un sistema neutrale, l’unico possibile e che tutte le cose che in esso avvengono siano normali, ci vuole un percorso per liberarsi da questa castroneria, e non tutte sono disposte a compierlo, chi non lo compie è una donna che sbaglia non una nemica, il nemico resta il patriarcato che induce una visione specifica alla quale una donna può aderire o meno. Non aderirvi significa de-costruire un magma e ristabilire un armonia per Conoscere se Stessa quando spesso non si hanno neanche sostegni nel fare questo, quindi ci vuole coraggio, volontà, fermezza e molto altro, inoltre non tutte voglio conoscere il proprio femminino inespresso e questa è una scelta che spetta sempre alla donna, non vi è delega possibile neanche su questo, si pensi poi al fatto che la donna da quando nasce viene portata ad odiare se stessa per essere nata donna, se alla maggioranza delle donne si chiede:
“Se potessi rinascere come vorresti rinascere? uomo o donna?”
La maggioranza risponderà uomo perché implicitamente riconosce che l’uomo nel sistema che viviamo ha dei privilegi che lei non avrà mai, privilegi ho scritto non diritti. E ciò dimostra anche sotto un altra prospettiva che l’instillare senso di colpa ha funzionato portando la donna a non voler essere tale, è patriarcato interiorizzato ma non con fluidità ma appunto tramite una violenza per come la vedo io.
Personalmente feci questa prova quando ero al liceo, fermai sulle scale almeno 200 donne dell’istituto ponendo questa domanda per curiosità, 185 hanno risposto di voler rinascere come uomo.

Il perdono applicato al sistema patriarcale

Il perdono è per gli uomini, per le donne solo le colpe, sembra uno slogan ma la realtà dei fatti è questa basti pensare a frasi come:
“Se l’è cercata”
“Se è accaduto anche lei ha partecipato attivamente affinché avvenisse”
“Ha avuto un raptus”
“Viveva un periodo di stress”
“E’ stata stuprato da 20 uomini? ha provocato, oppure è una puttana che la da a tutti”
“Era sotto l’effetto di droghe e non distingueva il bene dal male”
Queste frasi sono patriarcali e sotto intendono sempre ai ruoli dove il maschio per natura può abusare perché ce l’ha per istinto, il maschio alfa è un invenzione patriarcale, uno stereotipo di genere anche questo, essendo stereotipo non corrisponde a verità ma solo a perpetrare un modello preciso visto che ci sono uomini che per tutta la vita non stuprano nessuna o nessuno.
Il perdono per le donne è assente, qualunque cosa è colpa sua, e proprio di colpa si deve parlare a fronte di uomini che sono sempre giusti anche quando commettono atti delinquenziali come gli stupri, i pestaggi, le violenze psicologiche. Le donne riceveranno queste risposte:
“Sicura che te non centri nulla?”
Ricorda questa la colpevolizzazione della bambina che sbaglia o meno…. e che appunto si perpetra per la sua intera esistenza.
Oppure:
“Ma si sapeva che te la dai facile!”
O ancora:
“Devi cercare di perdonare e superare, e poi se avviene una cosa del genere anche dall’altra parte c’è un apertura”
“Si sa gli uomini sono cacciatori”
Ora…. vittima e carnefice non sono figure sempre speculari, e anche quando lo sono non sono uguali, perché uno agisce la violenza mentre l’altr@ la subisce. E dal momento che c’è una persona che la subisce questa deve tutelarsi e essere tutelata. Questo “perdono” concesso agli uomini nel patriarcato, non è un vero perdono, ma solo una legittimazione della loro posizione criminale quando compiono determinati gesti analizzati in questo post (e non solo ne parlo sempre…) all’interno della società, ed è tout court anche quando ad affermarlo è una donna che ha introiettato il patriarcato come modello.

Proprietà delle merci e delle persone

Un piccolo paragrafo a questa cosa lo voglio dedicare. Nel sistema stratificato sulla base del ceto di provenienza o conquistato, le persone (le donne specificatamente) sono merci al pari di altre merci. Sono oggetti e questo è il fondamento della cultura dello stupro ma anche della pornografia e della prostituzione, inoltre questa tendenza a considerare una proprietà – richiedibile e scambiabile anche – un donna è fondativa del concetto di narcisismo ed egocentrismo anche, di conquista e di legittimazione di posizioni oltranziste degli uomini che mirano sempre a fornire ruoli e a confermarli perfino con se stessi. Basti pensare a frasi come:
“Me ne sono fatte 150!”
“Quella la da tranquillo!”
Appunto le donne sono oggetti secondo questa visione, e come tali vengono trattati, se poi si pensa a come il capitalismo è cambiato nel corso degli anni e alla società dei consumi è ancora peggio perché almeno prima gli oggetti che si avevano si cercava di ripararli ora li si butta e se ne comprano altri a costi magari più accessibili, questo crea un sotto strato culturale dove tutto è ancor più mercificato, e il corpo delle donne in questa forma malata di società, non fa differenza.

Il separatismo come necessità oggettiva

Una donna che vive costantemente bombardata da modelli fuorvianti, da canoni che richiamano a ruoli e comportamenti specifici necessita ad un certo punto di depurarsi se intende Conoscere se Stessa e fare un lavoro di recupero di un femminino non sporcato da questo modello culturale e di società.
Stare al mondo significa starci per quella che si è realmente, sebbene la società instilli uno o più modelli, conoscersi significa esplorarsi e farlo con altre donne significa recuperare un qualcosa che nel matri linearismo era alla base della sopravvivenza stessa della comunità. In quel contesto tale prassi era connessa alla ritualistica ma anche al concetto che se la donna è la Dea, da cui partiva la nascita, fino ad arrivare alla morte e alla rinascita, attraversando i 4 cicli, le 4 stagioni e il cui tempo era normato dai cicli femminili e lunari, allora le donne hanno tanto da trasmettere le une alle altre.
Ecco la ragione (valida ancora oggi) per cui le donne debbano condividere esperienze, pensieri in uno spazio separato dagli uomini. Escludendo se vuole la parte rituale e sacra per così dire, nel patriarcato questa necessità del separatismo che non è esclusione ma tempo per se stessa in gruppo, significa re imparare a conoscere un se celato e questo è qualcosa che al maschio medio spaventa e infatti le peggiori critiche, ancora oggi, sono rivolte alle donne femministe che si ritengono separatiste.
Inoltre il separatismo può essere di breve o lunga durata, può durare un mese o 20 anni, molto dipende dalla scelta della donna.
Al pari l’uomo che di fatto vive separato dal femminino armai da 5000 anni e che si rivolge alla donna solo quando questa incarna il modello che lui ha scelto per lei, oppure quando non incarnandolo la deve ammazzare per evitare che si esprima liberamente di fatto sta separando realmente e non a fini di recupero, ma appunto gruppi di donne coese spaventano il patriarcato anche l’antico culto della Dea è lì a dimostrare questo, Gli oracoli erano tutti tenuti da sacerdotesse, il culto e le pratiche sciamaniche erano portate avanti dalle donne anche separatamente dagli uomini e la Dea Madre era magnificata da donne che si riunivano in pratiche ascetiche.
Visto che la donna nella società patriarcale ha davvero tanto da recuperare, il separatismo e l’incontro unico solo con altre donne è una Via necessaria da percorrere al di la di quanto tale separazione possa durare.
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Un pensiero su “Stereotipi di genere e perdono forzato

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