Cultura dello stupro e la manipolazione emotiva Parte 2

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La mia incertezza

Per molti anni essendo quella che sono, e dicendo chiaramente che aderisco al concetto di Amazzone e di donna auto determinata la mia voce è stata:
  • Offesa e denigrata
  • Presa per estremista
  • Raramente accolta
  • Utilizzata per scopi bassi (usata)
  • Inglobata in contesti che non mi appartenevano (manipolata e regolata) questo è stato più che altro un tentativo
  • Non considerata
  • Considerata per essere tacciata di avere scopi bassi e mediocri
  • Essere rappresentativa di una schizofrenia o di una mancata accettazione del maschile
Tutto questo alla lunga l’ho convertito in opzione positiva e rafforzativa di un Me che nel quadro misogino della società non piace che a poche donne femministe come lo sono io.
Oggi comprendo che chi svilisce le e gli altri lo fa per le sue debolezze (oggettive) perché se ci si ama e non si è egocentrici nell’amarsi o nell’odiarsi anche… non si ha il bisogno di svilire il prossimo, ma viene fatto anche perché il modello colturale è quello di stampo patriarcale ove la donna deve essere odiata e comunque essere sempre seconda rispetto all’uomo, oltre a ciò applicare tale metodo trovando scuse per non dialogare comunque viene spesso associato ai continui svilimenti possono in talune persone portare ad un calo della loro auto stima e allora diventano se perpetrati da una o un aggressore uno strumento anch’esso manipolatorio che riesce a condizionare molte donne e siccome io a prescindere sono dalla parte delle donne in un modello culturale che le ostacola attraverso diverse modalità e con differenti mezzi, dove ciò che viene chiamato scelta io spesso lo chiamo induzione ed è quest’ultima che è, e sotto il quale (cappello della finta scelta e anche della libertà) si continua a perpetrare un modello che svilisce l’umanità del femminile (pornografia ad esempio, o pratiche dove la violenza di diverso stampo viene considerata come normale quando invece testimonia solo odio misogino) occorre parlare anche di cultura dello stupro interna alla cultura patriarcale, diciamo che per me è una sua appendice.
Per tali ragioni comunque ero incerta se portare il mio pensiero al riguardo ma essendo e sentendomi una Sciamana dovevo parlare in difesa del femminile, sapendo anche che non c’è peggior sordo di chi non voglia sentire e sapendo che le mie parole e frasi possono essere interpretate come è la base emotiva, psicologica e culturale della lettrice e del lettore che può travisare tutto o travisare solo qualcosa o ancora recepire le cose per come le descrivo.
Fare leva sulla profondità femminile è uno degli strumenti del sistema patriarcale al fine di piegare la volontà forte e determinata delle donne. Non a caso il matri linearismo è durato secoli, molti secoli, mentre il patriarcato dura da relativamente poco in termini di macro storia e si perpetra anche perché le donne non reagiscono e diventano vittime consapevoli (per comodità apparente) e inconsapevoli di canoni, modelli, ruoli, aspettative, proiezioni etc… propugnati come unici e incontrovertibili, ad esempio la cura (leggi crocerossina…. e affini….), gli stereotipi di genere anche connessi alla sfera emotiva, e molto altro….
Per tale ragione ho deciso alla fine di parlare di una violenza subdola come quella che tesse una trama tanto fitta e apparentemente (solo apparentemente) indistricabile, la stragrande maggioranza delle donne non sa dire no, non riesce ad uscirne anche se potrebbe e districare quella trama significherebbe recepire una distorsione, una manipolazione, un canone o un ruolo come qualcosa di non naturale quando appunto il tutto è fondato su uno squilibrio che rende le loro vite un inferno.
Un inferno che chi subisce tali canoni etc…. poi culla e protegge da persone che come me dicono loro verità scottanti, ma io parlo, parlo perché penso e parlo perché ritengo che il patriarcato faccia male sia alle donne che agli uomini, nel secondo caso la paura del femminino sacro li blocca e li rende mostri che stuprano sia fisicamente sia psicologicamente, creando dipendenza e controllo, e ciò non avviene solo attraverso la manipolazione emotiva intesa come patologia, avviene anche attraverso le offese e il far sentire le donne indegne, oppure attraverso forme altrettanto subdole di proiezioni, speranze, parole buttate apparentemente a caso e molto altro tra cui ruoli etc…. per far calare alle donne l’auto stima e relegarle ad immagini che il patriarcato sceglie e che ad un certo punto vengono assunti dalle donne stesse come “naturale conseguenza” del loro essere sbagliate o del “come va la società”. Dico che ci dobbiamo amare e pronunciare quel basta, il dire no è il primo passo verso la liberazione di noi stesse.
Cito Vicky Noble che ha portato nel suo libro Il Risveglio della Dea un esempio calzante di ciò che con il mio articolo lungo più di 1300 parole ho espresso, ma visto da un altra angolazione:
Ma che accadrebbe se il maschio eroico oggi avesse paura di entrarvi…. paura della vagina dentata… dell’utero divoratore del femminino? Che accadrebbe se (a livello collettivo) egli avesse sviluppato la società, la religione …. al punto che esse incoraggino la sua assenza da quel luogo, e rafforzino il suo rifiuto di entrarvi perfino quando si innamora e prova il desiderio di farvi ritorno? Che accadrebbe se la civiltà intera non fosse che il complicato tentativo di creare strutture che si oppongano al potere della donna sull’uomo nel momento in cui egli si innamora, tenendolo sotto controllo nel periodo pericoloso prima che abbia ottenuto l’effettivo possesso della donna? L’epica eroica è colma delle tentazioni, e degli sforzi per vincerle, dell’eroe impegnato nella lotta per restare dominatore davanti al fascino travolgente della femmina (sacra). E che cosa gli viene offerto di tanto pericoloso da diventare tabù? Ella lo invita semplicemente nel suo giardino, nella sua isola, nel suo recinto. Là egli sperimenterà la sessualità mistica dalla prospettiva di lei, con un approccio istintuale, totalmente femminile che senz’altro lo trasformerà. La donna è prepotentemente a suo agio in quel luogo, è più grande della vita stessa. L’esperienza è molto più di quanto il maschio comune possa gestire. 
In sostanza aggiungo – chiudendo – che la donna in questione è quella che ha fatto un percorso sciamanico che poi questo non sia intriso di simbologia o altro riconducibile più che altro ad immagini occidentali che ha la società sullo sciamanesimo è appunto irrilevante, liberandosi di aspettative, proiezioni e recuperando un se forte, determinato e non svilito da ruoli patriarcali. Ovviamente concordo con la Noble quando dice che un un maschio medio non può gestire questo femminino anche perché per l’uomo medio conta maggiormente il controllo e il dominio (su cui ha fondato da 5000 anni la sua società, associando queste due caratteristiche ad altre sempre pessime), e purtroppo anche per le donne medie contano più questi fattori assieme al “curare” – qualcosa che non può essere curato spesso come detto perché se non è il soggetto che vive un disagio a scegliere di non uscirne può avere pure la crocerossina più brava del mondo ma questa farà solo del male a se stessa senza curare lei o lui… che anzi la porterà anche a credere al fine di farle esaurire tutte le sue forze e appunto di controllarla e tenerla con se togliendole la sua libertà, che in effetti la o lo sta aiutando in maniera risolutiva dico a tal proposito che se non siamo noi stesse ad auto curarci da questa tendenza ad “aiutare” che ci fa solo del male anche perché rappresenta un ruolo ben studiato, sbagliamo e ci logoriamo per quello che è il mio pensiero di donna – piuttosto che quelli di una ricerca di un se liberato da canoni, modelli e proiezioni (eggregore) e aspettative. Gli obiettivi ci possono essere ma non le aspettative, specie se si parla del prossimo e non di noi stess@con tali frasi e concetti comunque non voglio dire che capita solamente a donne che hanno delle carenze causate dalla loro scarsa autostima ma chi manipola può anche riuscire a manipolare donne molto forti, questo avviene perché nel patriarcato le donne si sobbarcano dei “mali del mondo” e di responsabilità, anzi di compiti, che invece in una società equilibrata (matrilineare forse? eh si! proprio quella!) sarebbero suddivisi. Ho preso l’esempio delle donne che hanno scarsa autostima ma mi sono resa conto nel frattempo che avevo omesso di riconoscere che anche le donne forti possono potenzialmente diventare vittime di questi soggetti, quindi ho aggiornato il post.
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