Cultura dello stupro e la manipolazione emotiva Parte 1

L’atto di darsi all’altra o all’altro è un atto stupendo quando non viene inficiato da violenza psicologiche o quando non è precluso attraverso l’uso della forza fisica.
Ma della seconda si parla spesso mentre della manipolazione che porta la donna a pensare di darsi liberamente quando invece viene portata a consegnarsi nelle braccia del suo stupratore che fa leva sulle sue debolezze emotive (costruite anch’esse a loro volta sistematicamente con una svalutazione della persona anzi del soggetto umano femminile magari in anni e anni) o sulle sue proiezioni e/o sulle sue aspettative o ancora sul fatto che noi donne ci prendiamo in carico troppi compiti e anche sulla nostra forza perché fondamentalmente questi personaggi odiano profondamente le donne, specie quelle forti! di questo in effetti non si parla molto, forse perché si dovrebbe implicitamente riconoscere che se questa è una realtà copre almeno il 90% dei rapporti sessuali nel sistema patriarcale e anche le donne ne sono complici indirette perché se una cultura agisce e permea le società optare per altre culture (calcolando il carattere terroristico e universalistico del patriarcato) è impossibile perché non vi sono da 5000 anni a questa parte strade alternative percorribili, appunto proiettando ma chi fa leva sulle aspettative è peggio, e i piani non vanno confusi, le donne infatti non hanno colpe almeno per come vedo io la questione, e aggressore (criminale che fa leva su una cultura per assumere tale ruolo) e persona aggredita non sono uguali e le conseguenze della manipolazione subita non sono le cause per questo dico che le donne non hanno colpe e anzi la scarsa auto stima e il colpevolizzarsi è un ennesimo strumento che può essere usato da chi manipola.

Origine della manipolazione emotiva

PREMESSA:
Per questo articolo – che ha comunque a vedere con lo Sciamanesimo Femminile visto che nella culture matrilineari era impensabile che un uomo manipolasse la Dea e/o la violentasse fisicamente poi, visto che le donne erano appunto considerate l’incarnazione della Dea – mi sono ispirata ad una serie di considerazioni elaborate nel corso di almeno 28 anni, non ultime vicende delle quali sono stata resa partecipe che vedevano al centro la manipolazione psicologica di donne che da piccole avevano subito abusi e/o violenze psicologiche agite sul piano emotivo atte a piegare la loro volontà facendole crescere con un modello errato di femminino che potesse essere “gestibile” nel sistema patriarcale, e anche opportunamente violentabile e spacciato per “libera scelta della donna” senza che quest’ultima si rendesse conto di subire violenze continuative, ecco come si fonda il sistema patriarcale in sostanza…. e come la donna è resa schiava dello stesso.
Come sempre io sono un osservatrice, guardo le donne e osservo il patriarcato, perché ogni tassello ha una ragione di esistenza che può essere pessima o positiva anche se gli elementi positivi in una società disequilibrata alla radice sono davvero rari…. osservo anche perché esterno ed interno non sono parti a se stanti, sono connessi ad un tutto ciclico (dovrebbe essere ciclico come il femminino ma talvolta è solo ripetitivo a svilire….) e guardare nel se profondo è per me motivo di auto Guarigione Sciamanica, non potrei essere mai una donna che si limita a pensare a se in un riverbero di egocentrismo infatti osservo, studio, recepisco e poi elaboro con il dovuto discernimento.
Infine ringrazio gli spunti che mi sono stati forniti da Halia – Io Thea che riportando sapientemente frasi e concetti sul femminino mi ricorda anche lei la nostra forza e bellezza, il nostro essere amorevoli e aggressive, dolci e determinate fuori da stereotipi di genere tanto amati dal patriarcato e che spesso le donne dimenticano essere modelli che vanno ad inficiare pesantemente le loro Energie e il loro potenziale.
FINE DELLA PREMESSA
La cosiddetta manipolazione emotiva fa leva su una serie di questioni insolute che le donne e gli uomini si portano dentro, anche se in realtà la maggioranza delle vittime sono donne perché tale comportamento e tale violenza mira a eliminare completamente la personalità (potenziale o precedentemente espressa) dalla persona oggetto di questa forma di aggressione estremamente subdola.
Rimando a diversi link / link2 / link3 / link4 / link5 dove si parla di questo fenomeno e del soggetto che lo mette in atto con uno sguardo ad una sessualità che non considera affatto l’altra o l’altro se non per magnificare se stesso e di come si basi sul concetto (distorto in questo caso) di controllo capitanato ad un ego smisurato che nasconde delle debolezze altrettanto grandi ma che fa del manipolatore una persona priva di sentimenti sinceri (e quindi di fatto uno stupratore seriale agendo sulla mente delle vittime e considerando solo un corpo e non i sentimenti della o del partner) si parla di un soggetto narcisista (pesantemente tale), Nel link5 ad un certo punto si legge:
I pensieri di un uomo che ha covato nell’anima sin da piccolo l’odio verso la figura femminile, tanto da disprezzarlo in età adulta, non potranno mai essere epurati con un colpo di bacchetta magica. Avvelenare la fonte dei suoi pregiudizi è senz’altro una missione impossibile.
In sostanza già queste parole danno la misura del soggetto che deve solo distruggere la donna che ha davanti e questa se non si sottrae fa esattamente il suo gioco.
Altro link interessante. Raramente si esce da questa patologia anche a detta di molte e molti psicologhe/gi e qui si arriva al punto cruciale… devono interrompere tali relazioni malate alla base le donne o gli uomini partner di queste persone.
Ulteriori spunti di riflessione li porta la Dottoressa Annalisa Barbier di cui riporto ulteriori tre pagine web relative alla ME (Manipolazione Emotiva) e al narcisismo:
Da tutti i link che riporto si comprende quanto questo tipo di approccio sia invasivo per la persona che lo subisce. Alla fine del testo N°1 si dice chiaramente:
“Mettete un freno” è un invito alle donne crocerossine anche, un altro ruolo patriarcale e non naturale come vorrebbero farci credere…. tra l’altro al quale purtroppo troppo spesso sentiamo noi donne di dover aderire procurando a noi stesse traumi di estrema portata che vanno a braccetto con i traumi subiti in precedenza. Ma cosa centra lo stupro in questo?
Se una donna prosegue tali relazioni – ma anche altre di altro tipo e non così malate in sostanza – può benissimo arrivare a pensare al sesso come forma di condivisione alta al fine di riparare la relazione inclinata (sindrome della crocerossina e mancanza di scelta effettiva ma causa di manipolazione e canoni ai quali si aderisce non per libera scelta ma per induzione (rapporto di potere con al centro la manipolazione)) – e quindi è logico parlare di stupro visto che non c’è una scelta libera di abbandono all’altro-a, di condivisione senza una finalità di tipo proiettato, senza aspettative di ritorno e di “riparazione” ma solo un tentativo attraverso lo strumento del corpo che così viene umiliato tanto quanto la psiche e l’anima attraverso appunto una proiezione e un aspettativa che è quella del ricompattare una storia che nasce, cresce e si sviluppa malata e tale muore se non è il soggetto abusato a dire basta, altrimenti si logora fino alla fine, e questo epilogo può essere di diversi tipi alcuni anche estremamente drammatici.
E questo riportato è solo uno degli scenari, un unico esempio perché se si parla di induzione e di rapporti di potere e controllo tutta la società patriarcale li esercita, ecco perché spesso si parla erroneamente di libera e autonoma scelta ma se non si sono affrontati i propri “mostri interiori” non vi è mai una libera scelta.

Link alla seconda parte del Post

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